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Lettisternio di Tellus e Cerere (13 dicembre)

Il 13 dicembre, alla fine della semina, si svolgeva a Roma un lettisternio dedicato a Tellus e a Cerere. Le due dee, infatti, erano strettamente legate; come dice Ovidio, “Cerere e Tellus svolgono una funzione comune; l’una dà origine alle colture, l’altra dà il luogo” ¹.

Il lettisternio (da lectus “letto” e sternere “stendere”) era un rito di derivazione greca, che si celebrava in circostanze di particolare gravità e che consisteva nel distendere le statue delle divinità su un letto da simposio (pulvinar) per offrirgli un banchetto sacro all’esterno del tempio, alla vista del pubblico. Il primo lettisternio attestato nelle fonti si celebrò nel 399 a.C. quando, al fine di porre termine ad una devastante epidemia, fu offerto un banchetto a tre coppie di divinità: Apollo e Latona, Mercurio e Nettuno, Ercole e Diana. Come in tutte le celebrazioni in onore di Tellus e Cerere, il 13 dicembre era molto probabile la presenza del Flamen Cerialis, il flamine di Cerere, a sacrificare e dirigere il rito del lectisternium.

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Rilievo di Tellus, Ara Pacis, Roma

Il tempio di Tellus (Aedes Telluris), dedicato nel 268 a.C., si trovava sull’Esquilino, nel quartiere delle Carinae, in un sito già consacrato alla dea da almeno due secoli. Tellus era la Madre Terra, genitrice di tutti gli esseri viventi, ed a lei era dedicata anche la festa dei Fordicidia che si celebrava il 15 aprile, durante i Ludi Ceriales (dal 12 al 19 aprile) in onore di Cerere. Oltre ad essere patrona della vita, Tellus era però anche una potenza oscura e sotterranea; infatti, agli dèi Mani e a Tellus l’officiante consacrava sé stesso e l’esercito avversario con la formula rituale della devotio; e, sempre per placare Tellus, Marco Curzio si gettò in una voragine che si era aperta nel Foro, sacrificando la sua vita per far cessare una tremenda pestilenza.

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Rilievo in terracotta con Cerere (I secolo d.C.) Museo Kircheriano, Roma

A sua volta Cerere, personificazione della forza vitale che induce la crescita di piante e animali, veniva celebrata il 19 aprile con la festa dei Cerialia. L’italica Cerere venne ben presto assimilata alla dea greca Demetra ed aveva anche lei una importante correlazione con il mondo dei morti. Annesso al suo tempio, che si trovava sull’Aventino ed era stato dedicato nel 493 a.C., si trovava infatti il Mundus Cereris, una fossa circolare, come la volta celeste, che dava accesso al mondo sotterraneo dei morti e che veniva aperta solo tre volte all’anno (24 agosto, 5 ottobre e 8 novembre), in occasione della ricorrenza denominata Mundus patet.

NOTE

¹ Ovidio (Fasti, I, 671-674)

Fordicidia (15 aprile)

Il 15 aprile si svolgeva a Roma il rito dei Fordicidia, in onore della dea Tellus, personificazione della Madre Terra, il cui tempio, consacrato nel 268 a.C., si trovava sull’Esquilino.

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Rilievo della dea Tellus, Museo dell’Ara Pacis, Roma

Tellus era una divinità molto antica, strettamente connessa a Cerere; infatti, come dice Ovidio, “Cerere e Tellus svolgono una funzione comune; l’una dà origine alle colture, l’altra dà il luogo” ¹. A testimoniare questo legame, i Fordicidia si svolgono durante i Ludi Ceriales (12-19 aprile) e quattro giorni prima dei Cerialia in onore di Cerere del 19 aprile. L’origine del rito è antichissima; la tradizione lo fa risalire a Numa Pompilio. Durante il suo regno, ci fu un anno di carestia in cui la fecondità dei campi e degli animali venne meno. Numa consultò Fauno, il dio protettore degli animali, dei campi e delle selve, che aveva anche la capacità di elargire oracoli; la risposta fu enigmatica come sempre:

O re, devi placare Tellus con la morte di due vacche, ma sacrificane una sola e fai che essa fornisca due vite“.

È la sua compagna, la ninfa Egeria, a svelarne a Numa il significato:

Ti sono chieste le interiora di una vacca gravida“.

Numa obbedì all’ordine e offrì le viscere di una vacca gravida: la carestia cessò e la terra e gli animali tornarono ad essere fecondi ².

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Rilievo con preparazione di animale per il sacrificio, II secolo d.C., Louvre, Parigi

Ecco perché durante i Fordicidia, sulla rocca del Campidoglio e in ognuna delle trenta curie veniva sacrificata a Tellus una vacca gravida (forda bove). I feti venivano estratti dal corpo delle vacche e bruciati dalla Vestale Massima, cioè la più anziana, per ricavarne la sacra cenere (suffimen) da utilizzare nei riti di purificazione dei Palilia (21 aprile). Il rituale dei fordicidia aveva lo scopo di favorire la crescita del raccolto ed assicurare la fertilità del bestiame.

NOTE

¹ Ovidio (Fasti, I, 671-674)

² Ovidio (Fasti, I, 641-672)