L’iscrizione di Ponzio Pilato

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L’iscrizione di Ponzio Pilato

Sull’esistenza storica di Ponzio Pilato, sappiamo solo ciò che si trova scritto nei Vangeli, e i pochi accenni che ne fanno Tacito, Giuseppe Flavio e Filone di Alessandria nelle loro opere. E’ stata invece ritrovata finora un’unica testimonianza epigrafica che attesta l’esistenza di Ponzio Pilato, a parte un anello con sigillo scoperto alla fine degli anni Sessanta nell’Herodion vicino a Betlemme, su cui è stato di recente decifrato il nome di Pilato e di cui parliamo qui: https://jt1965blog.wordpress.com/2018/11/30/un-anello-col-nome-di-ponzio-pilato/

Si tratta della cosiddetta “iscrizione di Ponzio Pilato”, che si legge sulla parte anteriore di un blocco danneggiato di pietra calcarea di 82 x 68 x 20/21 cm.
Il blocco fu ritrovato da archeologi italiani nel 1961 nel teatro di Cesarea, reimpiegato come gradino di uno scalone, con la faccia recante l’iscrizione rivolta in alto. Il testo superstite che si legge oggi è il seguente:
[—]S TIBERIÉVM
[- PO]NTIVS PÌLATVS
[PRAEF]ECTVS IVDAE[A]E
[- – -]É[- – -].
Lo storico ed epigrafista ungherese Géza Alföldy ricostruì il testo nei limiti del possibile in
[Nautì]s Tiberiéum
[– Po]ntius Pìlatus
[praef]ectus Iudae[a]e
[ref]é[cit].

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Secondo Alföldy, da questa iscrizione apprendiamo quindi che il cognomen di Pilato non significava Pilatus, cioè “calvo”, ma Pìlatus, cioè “armato con una lancia”. Pilato, governatore della Giudea fra il 26 e il 36 (non quindi come procuratore come attesta erroneamente Tacito, ma come prefetto, in quanto governatore non di rango senatorio ma equestre), fece perciò restaurare a Cesarea un edificio chiamato Tiberieum (probabilmente un faro per i marinai), in onore di Tiberio, all’epoca imperatore. Questa importante iscrizione attesta quindi il governo di Pilato in Giudea, il suo titolo ufficiale nell’amministrazione dell’impero e la sua devozione all’imperatore Tiberio.
Lo straordinario reperto è conservato ora nel Museo d’Israele, a Gerusalemme, ma le autorità ebraiche, in segno di riconoscenza agli archeologi italiani, consegnarono loro una copia perfetta e in grandezza naturale che è possibile ammirare al Museo archeologico del Comune di Milano, in Corso Magenta.

31 Marzo: festa della dea Luna

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Statua di Selene, Pergamonmuseum, Berlino

“Era notte e splendeva nel cielo sereno la luna”.
Orazio (Epodi, 15, 1)

L’ultimo giorno del mese di Marzo si festeggiava la dea Luna, l’astro lunare, corrispondente alla greca Selene, regolatrice delle stagioni e dei mesi, il cui culto di origine italica veniva già celebrato presso gli Etruschi (Catha o Cavtha) e i Sabini. Proprio il re sabino Tito Tazio avrebbe importato a Roma il culto di Luna, mentre il tempio a lei dedicato sull’Aventino (templum o aedes Lunae) sarebbe stato edificato per volere di Servio Tullio, vicino al tempio di Diana, dea lunare anch’essa.

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Altare del II secolo d.C., Louvre, Parigi

Sul Palatino invece sorgeva un antichissimo tempio intitolato a Luna Noctiluca, ricordato solo dall’erudito Varrone. La prima menzione che troviamo con riferimento al tempio sull’Aventino riguarda un prodigio avvenuto nel 182 a.C., quando un turbine ne scardinò le porte facendole atterrare nel retro del tempio di Cerere. Nel 123 a.C., nel tempio di Luna cercarono inutilmente scampo Gaio Sempronio Gracco e i suoi sostenitori, mentre al tempo della morte di Cinna (84 a.C.) l’Aedes Lunae venne colpito da un fulmine.

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Affresco della Luna nel mitreo di Santo Stefano Rotondo, Roma

Secondo Tacito, il tempio fu distrutto dal grande incendio del 64 d.C. e mai più riedificato. Nelle rappresentazioni di Luna, la dea viene raffigurata con una falce lunare sul capo, i cui corni sono rivolti verso l’alto e, a volte, su un carro trainato da buoi. Luna è presente, insieme al Sole, anche in molte rappresentazioni della tauroctonia, l’uccisione rituale del toro bianco presente nei mitrei.unnamed

Sequestrato a Granada un leone di pietra del II-I secolo a.C.

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Statua di leone proveniente da Asta Regia

Il tribunale penale di Granada ha condannato due commercianti di antichità di di Granada (padre e figlio) a due anni di carcere ciascuno per il reato di ricettazione. Il bene oggetto del reato in questione è un leone di pietra iberico datato tra il II e il I secolo a.C. da quattro diversi esperti di archeologia consultati dal tribunale. La statua è originaria dell’Andalusia ma gli esperti si sono divisi sul fatto che provenga dal sito di Asta Regia a Jerez o da quello di Canama, ad Alcolea del Campo a Siviglia, ma tutti quanti hanno confermato l’autenticità e il valore archeologico di questo leone di pietra, di cui ora è stata decisa la confisca. La sentenza ha stabilito che “nell’esercizio della loro attività commerciale, gli imputati abbiano acquisito in una data non specificata, ma in ogni caso tra il 2014 o il 2015, un leone di pietra, scultura iberica originale, risalente al II-I. a.C., che era sepolto in un luogo imprecisato in Andalusia, del valore di circa 60.000 euro”. I giudici continuano affermando che “il leone è venuto alla luce nel 2014 o 2015 come risultato di uno scavo archeologico clandestino o di un ritrovamento casuale, ed essendo parte del patrimonio archeologico nazionale e di pubblica proprietà, il suo scopritore non ne poteva in nessun caso acquisire la proprietà, avendo l’obbligo di informare della scoperta le Autorità nel periodo massimo di trenta giorni dal rinvenimento”. Tuttavia, “lo scopritore non ha fatto tale comunicazione, ma ha ceduto la scultura ai due mercanti o ad altra persona che l’ha ceduta a loro, che a loro volta la hanno acquistata pur essendo a conoscenza del fatto che il reperto era di proprietà pubblica e non poteva essere né comprato né venduto”. Ed aggiungono che “il 9 febbraio 2016 il leone è stato rinvenuto all’interno di un furgone guidato dal maggiore dei due imputati all’altezza di Aranjuez, mentre si dirigeva alla volta di Madrid col proposito di procedere alla vendita del reperto in una casa d’aste”. Dall’entrata in vigore della legge nel 1985, tutti i beni che fanno parte del patrimonio archeologico pubblico non possono essere di proprietà di persone fisiche, a meno che gli oggetti siano stati acquistati anteriormente al 1985. Gli imputati avevano testimoniato che il leone di pietra faceva parte della loro collezione privata dal 1978, senza però fornire prove in proposito, mentre gli esperti hanno dichiarato nelle perizie che il reperto poteva essere stato disotterrato al massimo due anni prima del suo sequestro.

Fonte: ideal.es

Sequestrato un sarcofago di epoca romana ad Efeso, in Turchia

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Un sarcofago di epoca romana, è stato sequestrato e due persone sono state arrestate durante un’operazione di contrasto al traffico di reperti archeologici nel distretto di Selçuk, nella provincia occidentale di Smirne, in Turchia. Secondo le notizie trapelate, gli uomini del dipartimento di polizia di Smirne avevano ricevuto informazioni su uno scavo clandestino in un sito archeologico ad Arvalya, vicino all’antica città di Efeso. Due persone avevano dissotterrato un antico sarcofago che intendevano trasportare all’estero per venderlo al prezzo di 1,4 milioni di euro. Dopo un’indagine durata due mesi, la polizia turca ha localizzato il luogo in cui il sarcofago era stato nascosto, trovando anche tre camere funerarie nel luogo oggetto degli scavi clandestini. Gli esperti del Museo di Selçuk, che si sono recati sul posto, hanno detto che i trafficanti hanno seriamente danneggiato le strutture delle camere funerarie. All’interno delle camere, sono state trovate ossa umane, ampolle di vetro, vasellame e un coperchio di marmo, oltre a molti strumenti usati negli scavi clandestini.efeso5abb9afdc03c0e0fdcf0f538

Dopo un esame più approfondito, gli archeologi hanno riferito che i resti di tre bambini e sette adulti, probabilmente appartenenti alla stessa famiglia, erano stati sepolti nel sarcofago. I funzionari del museo hanno messo in sicurezza l’area degli scavi e provveduto a rimuovere il sarcofago.
(Fonti: hurriyetdailynews.comdailysabah.com)

28 marzo 193: morte di Pertinace

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Publio Elvio Pertinace

Il 28 Marzo 193 l’imperatore Publio Elvio Pertinace (126-193 d.C.), dopo soli 83 giorni di regno, viene assassinato a Roma dai pretoriani, sobillati dal Prefetto del Pretorio Emilio Leto, già tra i membri della congiura, insieme con il cubiculario Eclecto e la concubina Marcia, che aveva eliminato Commodo nella notte del 31 dicembre 192. Pertinace era accusato dai pretoriani di aver offerto un donativo di dodicimila sesterzi a persona, inferiore alle attese, a causa della difficile situazione in cui versavano le casse dell’impero dopo il regno di Commodo. Pare infatti che, alla morte di Commodo, nelle casse dello Stato fosse rimasto solo un milione di sesterzi. Dione Cassio, Erodiano e la biografia della Historia Augusta, che sono le nostre fonti principali su questo periodo, sono concordi nel giudicare positivamente il breve regno di Pertinace, visto come attuazione dell’aristocrazia, intesa come partecipazione dei cittadini migliori al governo. Pertinace era ligure, originario di Alba Pompeia; nonostante le umili origini del padre, che era un liberto commerciante di lana, percorse tutti i gradi del cursus honorum grazie alla stima di cui godeva presso Claudio Pompeiano, il fraterno amico di Marco Aurelio. Pertinace stesso, molto devoto nei confronti del Senato, si ispirava agli ideali di Marco Aurelio e tentò di risolvere la crisi economica che attanagliava l’impero tramite una politica di colonizzazione ed assegnazione di terre, oltre a tentare di recuperare le ricchezze donate da Commodo ai suoi liberti o sperperate in beni di lusso.

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Aureo di Pertinace

Purtroppo per lui, ai pretoriani interessava solo il denaro: duecento di loro irruppero di notte nel palazzo imperiale e trucidarono Pertinace e il liberto Eclecto, che da soli si erano fatti loro coraggiosamente incontro. Il corpo di Pertinace fu decapitato e la testa fu infilzata su una lancia. I pretoriani misero allora letteralmente all’asta il potere imperiale al miglior offerente: se lo aggiudicò il senatore Didio Giuliano, offrendo la cifra di venticinquemila sesterzi a soldato.

Tesoro di monete romane trovato in una fattoria nel Norfolk

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L’hobby di setacciare le campagne inglesi muniti di metal detector, alla ricerca di antichità, è molto diffuso nel Regno Unito. L’ultima fortunata scoperta è avvenuta ad opera di una coppia di Norwich, Damon Pye e sua moglie Denise, che ha di recente trovato una serie di preziose monete romane in una fattoria nel Norfolk. La cosa interessante è che altri tesori potrebbero ancora essere celati nel sito, la cui ubicazione è al momento tenuta sotto stretto riserbo. Il tesoro scoperto comprende finora 52 monete romane in rame e ottone, sei aurei d’oro di Augusto e una moneta d’oro coniata dalla tribù britannica degli Iceni. norfolkimage2Le monete d’oro risalgono al periodo compreso tra il 4 a.C. e il 7 d.C.. Mr Pye, che è il vicepresidente del Norwich Detectors Club, ha dichiarato di aver effettuato la scoperta nel corso di un mese in una fattoria a 15 miglia da Norwich e che “le monete d’oro romane sono estremamente rare; solo una manciata ne sono state trovate finora nella East Anglia, quindi averne trovate addirittura sei è piuttosto fuori dal comune”. Si tratta della scoperta più significativa effettuata della coppia fino ad oggi; ora bisognerà attendere la fine dell’estate, dopo il raccolto, prima di poter riprendere le ricerche nel campo. “Potremmo aver scoperto un sito romano sconosciuto, forse un santuario, e potrebbe esserci ancora dell’altro. È terribile dover aspettare altri mesi e non vediamo l’ora di tornare per ricominciare a cercare”, ha dichiarato Pye. Al loro ritorno, potrebbe però essere necessario l’intervento di una squadra di archeologi per scavare ulteriormente nella speranza di determinare se ci si trovi in presenza di una villa romana, di un tempio o di un santuario.norfolkimage4 Secondo il signor Pye, gli aurei di Augusto erano monete di grande valore, per cui il tesoro ritrovato avrebbe una valutazione di “migliaia di sterline”. Il British Museum di Londra avrebbe espresso un certo interesse nell’acquisto delle monete. Se la vendita al Museo londinese non andasse a buon fine, secondo le leggi vigenti in materia nel Regno Unito, il tesoro verrebbe restituito alla coppia di scopritori ed al proprietario del terreno, che sarebbero liberi di metterlo all’asta e spartirsi il ricavato a metà.
(Fonte: www.edp24.co.uk)norfolkimage6

Relitto di una nave da carico romana scoperto al largo delle isole Formigues

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Gli archeologi hanno scoperto che la nave romana affondata nei pressi delle isole Formigues, tra Palafrugell e Palamós, conserva intatta gran parte dello scafo in legno. Il ritrovamento è un caso unico nella provincia di Girona, in Spagna, poiché dei relitti finora scoperti nella zona di Begur e Aiguablava si è trovato integro solo il carico, cioè le anfore. I resti della nave, che probabilmente risale all’inizio del I secolo d.C., si trovano a circa 45 metri di profondità. Durante l’ultima campagna, gli archeologi hanno recuperato parte del carico e sono stati in grado di contare finora 135 anfore in gran parte del tipo Dressel 11.pecio_formigues2 Si ritiene al momento che la nave possa avere una lunghezza compresa tra 10 e 15 metri e che fosse adibita al trasporto delle merci attraverso i piccoli porti della zona. Quando affondò, trasportava probabilmente un carico di “garum”, la salsa di pesce che i Romani usavano come condimento, e di pesce conservato sotto sale. Gustau Vivar, il responsabile del Centro per l’Archeologia Subacquea (CASC), ha affermato che il ritrovamento dello scafo in legno permetterà uno studio approfondito sulle tecniche costruttive della nave e che la scoperta consentirà nuove ipotesi sul commercio marittimo dell’epoca. Secondo Vivar, questo tipo di imbarcazioni in genere provenivano dalla Bética, l’attuale Andalusia, e trasportavano le loro merci, che potevano essere di vario genere, fino a Marsiglia (Massilia) o a Narbona, che da lì venivano poi distribuite in tutto il Mediterraneo.pecio.capdelvol2
Il relitto affondato nei pressi delle isole Formigues è stato scoperto verso la fine del 2016, durante la campagna che gli archeologi del CASC, con l’ausilio del sottomarino scientifico Ictíneo 3, hanno condotto lungo la costa di fronte a Girona. La nave si distingue per il suo discreto stato di conservazione (in effetti, in tutto il Mediterraneo, sono pochi i relitti conservati così bene). pecio.cap_del_vol_1Ora, gli archeologi hanno iniziato a scavare in profondità. Le ricerche vengono effettuate da un team specializzato di otto subacquei, che sono scesi a profondità superiori a 45 metri. Durante questa campagna, gli archeologi si sono concentrati sulla determinazione delle misure della nave. “Potrebbe trattarsi di una nave da trasporto di grandi dimensioni o di una più piccola, riservata al commercio di merci nei piccoli porti della zona”, ha affermato Vivar. Per questo, si è iniziato a rimuovere la sabbia che copriva le anfore a partire dal punto dove si credeva che si trovasse la parte centrale dell’imbarcazione. Barco hundido enviado por Ferran CosculluelaIl resto del relitto sarà ripulito dalla sabbia e documentato nei prossimi anni. “Il fatto che lo scafo di legno si sia conservato integro è un’eventualità abbastanza rara, perché spesso i relitti che si trovano vicino alla costa appartengono a barche che sono andate a pezzi contro gli scogli, e in genere si conserva solo una parte del carico di anfore che stavano trasportando”, ha specificato Vivar.

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Classificazione delle anfore di tipo Dressel

(Fonti: elperiodico.com; navarrainformacion.es)

23 marzo: Tubilustrium

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Il 23 marzo, ultimo giorno dei Quinquatria, e all’inizio della stagione della guerra, si svolgeva a Roma la prima cerimonia del Tubilustrium, dedicata a Marte, che precedeva quella del 23 maggio dedicata a Vulcano.
Il Tubilustrium di Marzo era, come abbiamo detto, dedicato a Marte, dio romano della guerra, assimilato in seguito al greco Ares. Come dio della guerra, Marte non aveva santuari all’interno della cinta muraria, dove doveva regnare la pace e gli eserciti non potevano entrare. A Marte erano dedicati, prima del regno di Augusto, un altare nel Campo Marzio, a cui si aggiunse un tempio nel 138 a.C., e un altro tempio nei pressi di Porta Capena, dove si radunavano le truppe prima di partire per la guerra. La cerimonia del Tubilustrium consisteva nel lavaggio sacro (lustrium) delle trombe da guerra (tubae), usate nell’esercito romano per impartire gli ordini.1610100816561456

La cerimonia avveniva nell’Atrium Sutorium, la sede della congregazione dei calzolai, ed era accompagnata da sacrifici, giochi e rappresentazioni danzanti dei Salii, i sacerdoti del culto di Marte, a conferma della natura guerresca del rito.sarcofago portonaccio570a9_b

La villa romana di Alessandro e Memmia, scoperta in Macedonia

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Per chiunque visiti la Grecia settentrionale, ci sarà presto una nuova tappa obbligata. La “Villa romana di Alessandro”, che è stata scoperta la scorsa estate ad Amyntaio, nei pressi di Florina, in Macedonia, è un maestoso complesso che si estende per oltre 1,2 ettari di terreno, ed è di fatto uno dei più grandi siti archeologici nel suo genere. Si tratta anche di una delle più lussuose ville antiche mai trovate, che ospitava sofisticate opere d’arte, sculture e mosaici del III secolo d.C., ancora in buono stato di conservazione.

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Ricostruzione della pianta della villa
La villa era composta da un totale di 96 stanze piccole e grandi, corridoi, bagni, gallerie e cortili dove i residenti e gli ospiti potevano trascorrere il loro tempo. Queste stanze includono la “Sala di Europa”, la “Sala delle Nereidi” e la “Sala del cacciatore di belve” in cui sono state rinvenute alcune imponenti statue di divinità. I vasti mosaici pavimentali, che coprono un’area totale di 360 metri quadrati, raffigurano una varietà di temi della mitologia greca.5
I proprietari della villa erano “facoltosi funzionari dell’amministrazione romana che amavano la cultura e la civiltà greca. Tra di essi c’erano Alessandro e Memmia, “i cui nomi si leggono su un’iscrizione”, dice l’archeologo Panikos Chrysostomou, che dirige gli scavi condotti dall’Eforato delle Antichità di Salonicco. “Sono vissuti intorno alla metà del III secolo d.C. in una città che si estendeva per 25 ettari, e che prosperò in tempo di pace, nella pianura di Amyntaio, situata lungo l’antica via Egnatia “.

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Personificazione dell’Estate
I mosaici pavimentali nella Sala di Europa sono quelli meglio conservati. Oltre all’iscrizione fortunatamente ben conservata che reca i nomi dei proprietari, i pavimenti sono decorati con mosaici che rappresentano una serie di scene mitologiche tra cui il rapimento di Europa, Pan con le ninfe, il rapimento di Dione e Apollo a cavallo di un Grifone .

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Scena di pesca
La stanza denominata “Sala delle Nereidi”, che copre 90 mq. e serviva come sala di ricevimento degli ospiti, è lo spazio più grande e lussuoso della villa, decorato con i mosaici più elaborati. Al suo interno vi erano anche statue di divinità, splendide copie romane di originali di epoca classica ed ellenistica, nonché una stele di marmo dedicata al culto di Zeus Ipsisto.

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Nereide e ippocampo
I mosaici, disposti in gruppi attorno a una fontana centrale, raffigurano le ninfe marine a cavallo di ippocampi, amorini in groppa a delfini, scene di pesca, pesci, uccelli e quattro personaggi che raffigurano le stagioni poste agli angoli della sala. Diverse iscrizioni quasi illeggibili probabilmente menzionavano i committenti del mosaico o i successivi proprietari della villa.

Le statue di marmo, sebbene non integre, raffigurano probabilmente Hermes, e forse Atena e Poseidone “che era il dio delle acque, come i pozzi, i fiumi e i laghi della zona”, spiega Chrysostomou.

Gli archeologi hanno anche trovato una moltitudine di oggetti più piccoli nella stanza, come frammenti di figurine di argilla e bronzo, lastre di bronzo, spille d’osso, frammenti di bottiglie di vetro per i profumi, ceramiche e molti gioielli in argento e bronzo.

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Orecchino d’oro con Eros nudo
La “Sala del cacciatore di belve” ha avuto questo nome per l’immagine centrale che mostra una figura maschile in lotta con un leone. “La scena di combattimento con una belva, sebbene fosse un tema frequente nelle decorazioni pittoriche e musive dell’epoca, potrebbe anche essere un riferimento a un evento reale”, osserva Chrysostomou, “Potrebbe essere una scena ripresa da un evento in onore dell’imperatore, o celebrato per compiacere e ringraziare gli abitanti della città romana di Amyndeus”.
Solo i reperti provenienti da circa un terzo del complesso, la cui costruzione iniziò nel II secolo d.C., sono stati finora presentati al pubblico. Lo scavo, lo studio e la conservazione delle restanti aree della villa dovrebbero continuare in estate, quando probabilmente verranno alla luce altre affascinanti scoperte.
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Il sito dello scavo
(Fonti: ellinondiktyo.blogspot.it; greece-is.com; archaeologynewsnetwork.blogspot.it)

20 marzo 44 a.C.: funerali di Cesare

Robertson, George Edward, 1864-1926; Mark Antony's Oration
Discorso di Marco Antonio davanti al corpo di Cesare

Nella confusione generale che seguì all’uccisione di Giulio Cesare, i tirannicidi non riuscirono a guadagnarsi l’appoggio popolare che speravano di ottenere e furono costretti ad asserragliarsi sul Campidoglio. I congiurati furono convinti a scendere dal Campidoglio da Marco Antonio, che gli consegnò i suoi figli a garanzia della loro incolumità. Antonio, console in carica, che era fuggito in preda al panico quando aveva visto Cesare soccombere sotto i colpi dei congiurati, aveva ben presto ripreso il controllo della situazione ed aspettava solo il momento giusto per mettere in atto il suo piano. Antonio aveva infatti capito che l’anello debole dei congiurati era Bruto, da cui ottenne il consenso a dare lettura del testamento di Cesare, di cui certamente già conosceva il contenuto e, soprattutto, l’autorizzazione a svolgere con tutti gli onori i funerali del dittatore. Esequie pubbliche per Cesare, ratifica di tutti i suoi atti e amnistia per i congiurati furono il risultato dell’accordo promosso da Antonio, salutato dai senatori come colui che aveva salvato Roma da una nuova guerra civile.
La lettura del testamento, custodito fino a quel momento dalle Vestali, aveva già esacerbato gli animi; la generosità di Cesare era emersa in maniera grandiosa: oltre ai cospicui donativi in favore del popolo romano, per cui ogni cittadino avrebbe ricevuto la somma di trecento sesterzi, e alla concessione in uso pubblico dei giardini che Cesare possedeva alle pendici del Gianicolo vicino al Tevere, dove si era trasferita Cleopatra col figlio Cesarione, tra le altre disposizioni stabilite da Cesare, Decimo Bruto, uno dei congiurati, veniva indicato tra gli eredi minori, e molti di loro erano nominati come possibili tutori del figlio adottivo Ottavio.
Il funerale di Cesare fu il capolavoro politico di Antonio, e fu chiaramente studiato fin nei minimi particolari per ottenere l’effetto voluto.
Il 20 marzo, sorretto dai magistrati, circondato da tutti i patrizi e plebei che avevano ricoperto cariche pubbliche e seguito da una folla di cittadini e veterani, il corpo di Cesare venne portato nel Foro, davanti ai Rostri. In quel punto, venne costruita un edicola aurea modellata sul tempio di Venere Genitrice, in cui fu deposto il corpo del dittatore, adagiato su una lettiga d’avorio, coperta di porpora e oro. Nell’edicola, era esposta in grande evidenza la veste insanguinata e trapassata dalle coltellate che Cesare indossava al momento dell’assassinio. Per infiammare ancora di più gli animi della folla, Antonio fece dare pubblica lettura del senatoconsulto con cui, pochi mesi prima, i senatori si erano impegnati a difendere la persona di Cesare a costo della vita e che fu alla base della decisione del dittatore di congedare la sua scorta personale e recarsi indifeso all’appuntamento coi suoi assassini.

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Busto di Marco Antonio, Musei Vaticani

Antonio pronunciava l’elogio funebre di Cesare e mostrava a tutti la veste insanguinata, accompagnando le parole con gesti ed espressioni da consumato attore. Mentre la commozione e la rabbia degli spettatori montavano, Antonio mise in atto un vero colpo da maestro, di cui ci parla Appiano; fece issare da una macchina teatrale un’immagine di Cesare molto somigliante, fatta di cera, che mostrava le ventitré ferite sanguinanti aperte dalle pugnalate e il volto sfigurato, e la fece vedere a tutti i presenti.
Fu l’elemento che scatenò la reazione popolare che Antonio voleva. In un clima di esaltazione collettiva, la folla preparò una pira su cui fu cremato il corpo di Cesare e poi si aprì la caccia ai congiurati, le cui case furono assalite con l’intento di incendiarle. A farne le spese, come spesso accade, fu l’innocente Gaio Elvio Cinna, scambiato per il pretore Lucio Cornelio Cinna, che aveva violentemente attaccato Cesare con un discorso subito dopo la sua morte. Il povero Elvio Cinna venne trucidato per errore dalla folla inferocita e la sua testa fu infissa su una lancia e portata in giro per la città. Quando le fiamme della pira si furono spente, le ossa e le ceneri di Cesare vennero prelevate e collocate nel sepolcro di famiglia, nel Campo Marzio, vicino alla tomba dell’amata figlia Giulia, morta di parto nel 54 a.C.
Antonio aveva intanto ottenuto il risultato voluto, messo i tirannicidi in estrema difficoltà e si proponeva come erede politico di Cesare. Purtroppo per lui, stava per sorgere l’astro del giovane Ottaviano, che si sarebbe presto rivelato tutt’altro che un giovane facilmente manipolabile.

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Marc Antony Reading the Will of Caesar. William Hilton, Olio su tela, 1834