Cappella con affreschi scoperta nel monastero di Panagia Soumela, in Turchia

Durante i lavori di restauro del monastero di Panagia Soumela, nella provincia settentrionale di Trebisonda, in Turchia, sulla costa del Mar Nero, sono venuti alla luce cripte e passaggi segreti che fino ad ora erano sconosciuti. I lavori di restauro del monastero greco-ortodosso dedicato alla Vergine Maria erano iniziati due anni fa. Secondo un articolo del quotidiano turco Sabah, le squadre si sono fatte strada attraverso le cripte e hanno raggiunto la fine di un passaggio segreto nella parte settentrionale del monastero, dove hanno infine scoperto un varco che consentiva l’accesso ad una cappella, le cui pareti erano decorate con impressionanti affreschi. Gli affreschi contengono immagini che rappresentano il paradiso, l’inferno, la vita e la morte. La cappella, che non era mai stata visto prima, è ora in fase di pulizia e restauro. Ali Aivazoglu, responsabile degli scavi a Panagia Soumela, ha detto che la cappella e le cripte saranno rese accessibili ai visitatori nel prossimo futuro e ha aggiunto che ci saranno delle sorprese dopo che tutti i lavori di restauro saranno terminati. “I turisti potranno visitare luoghi che erano rimasti finora sconosciuti. Stiamo lavorando con le più recenti tecnologie per restaurare gli affreschi senza causare alcun danno”. Il monastero di Panagia Soumela, secondo la tradizione, venne fondato nel 386 sotto il regno di Teodosio I da due eremiti, Barnabas e Sophronius che, in seguito alla scoperta di un’icona della Vergine Maria nelle grotte della montagna, decisero di erigervi un monastero da dedicare al culto della Vergine.
(Fonti: eu.greekreporter.comdailysabah.com)

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Statua romana rinvenuta a Tolemaide, in Libia

25551878_1015495650386890_633655744197015820_nLe recenti piogge che si sono abbattute su Tolmeita, una località della Cirenaica, in Libia, a 110 Km a est di Bengasi, hanno consentito la scoperta di una statua d’epoca romana, mutila al momento della testa e delle braccia. Un turista di passaggio vicino alla cisterna romana, nell’area archeologica della città, ha infatti notato che dal terreno era riaffiorata parte della statua ed ha avvertito le autorità. Ashraf Al Warfalli, il capo del dipartimento archeologico di Tolmeita, ha dichiarato che, una volta individuata la sua posizione, la statua è stata rimossa con cura e trasportata al museo di Tolmeita. Nei prossimi giorni la zona del rinvenimento sarà oggetto di ulteriori scavi per verificare la eventuale presenza di altri reperti. Non è possibile, al momento, fornire ulteriori dettagli sulla datazione della statua e sul personaggio raffigurato. Tolemaide, l’odierna Tolmeita, fu fondata nel VI secolo a.C. dai coloni della città di Barca, di cui divenne il porto; fu chiamata Tolemaide nel III secolo a.C., quando il sovrano egiziano Tolomeo III Evergete, unì la regione all’Egitto. Inizialmente, Tolemaide non faceva parte delle città della Pentapoli cirenaica di origine greca, che erano Cirene (con il suo porto di Apollonia), Esperide-Berenice, Balagrae, Tauchira-Arsinoe e Barca. Tuttavia, in seguito al terremoto che nel 365 distrusse le città di Cirene, Apollonia, Arsinoe, Berenice, Balagrae e Barca, Tolomaide divenne capitale della Libya Superior, ruolo che conservò fino al V secolo. Il suo cittadino più famoso fu Sinesio che divenne vescovo della città tra il 409 e il 410 d.C. e che in gioventù era stato discepolo della scienziata e filosofa neoplatonica Ipazia ad Alessandria d’Egitto.
(Fonti: libyaherald.com; archaeologynewsnetwork.blogspot.it)

Giara romana di terracotta scoperta in Turchia

Secondo quanto riferito ieri dalle agenzie, una giara di terracotta di epoca romana è stata scoperta da un contadino nella provincia orientale turca di Malatya. A quanto risulta, il contadino avrebbe scoperto il vaso mentre stava innaffiando il suo campo nel distretto di Doğanşehir e ha immediatamente informato della scoperta i funzionari del museo locale. Gli archeologi del Museo di Malatya si sono recati nella fattoria e hanno immediatamente iniziato gli scavi per estrarre il contenitore senza danneggiarlo. La giara è stata poi presa in custodia dai funzionari del museo per essere catalogata. Il direttore del museo Levent İskenderoğlu ha dichiarato alla stampa che il vaso è stato realizzato in terracotta e veniva probabilmente utilizzato per conservare cereali e prodotti alimentari. “La giara, o pithos, ha un’altezza di 135 centimetri e un diametro di 92”, ha detto İskenderoğlu, aggiungendo che, nel suo genere, si tratta del manufatto intatto più grande scoperto nella regione. L’odierna città turca di Malatya, capoluogo dell’omonima provincia, in epoca romana veniva chiamata Melitene.
Fonte: dailysabah.com

Statuetta di Hermes trovata in Turchia

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Un contadino della provincia di Çorum, in Turchia, ha trovato una statuetta di bronzo di epoca romana mentre lavorava il suo campo, secondo quanto riferito martedì dall’agenzia di stampa İhlas. Dopo la scoperta, avvenuta sei mesi fa, l’uomo, la cui identità non è stata rivelata, ha consegnato la statuetta, risalente a circa 2,000 anni fa, al Museo Archeologico di Çorum, che ha provveduto al restauro e l’ha aggiunta alle sue collezioni. L’agenzia ha riportato che l’agricoltore è stato successivamente ricompensato in conformità con la legge turca sulla protezione dei beni culturali e naturali, che mira a prevenire il contrabbando di reperti archeologici e a preservare i beni culturali.
Önder İpek, il direttore del Museo di Çorum, ha dichiarato che di tanto in tanto le persone portano vari manufatti antichi dopo averli trovati accidentalmente mentre lavorano nei campi o durante le escursioni. “I cittadini a volte consegnano i manufatti che trovano. Quando li portano al museo, il nostro governo paga una ricompensa per impedirne il contrabbando. E’ un modo di incoraggiare i nostri cittadini a consegnare ai musei tutti i reperti archeologici che trovano”, ha detto İpek. Hermes, il messaggero degli dei, era il dio greco del commercio, dei ladri, dei pastori e dei viaggiatori e aveva anche la funzione di accompagnare le anime dei defunti negli Inferi. Fu identificato dai Romani con Mercurio.
Fonte: dailysabah.com

Gli affreschi della Casa dell’Arpista, ad Arles

Dopo quattro stagioni di scavi, ad Arles in Francia è terminato il lavoro sul sito della cosiddetta Casa dell’Arpista, una ricca domus di età tardo repubblicana sui cui resti erano state costruite altre due domus nel II secolo d.C.. Della domus repubblicana, si conservano le mura per un’altezza di circa un metro e quaranta, con ancora grandi sezioni di affreschi, oltre a migliaia di frammenti delle stesse decorazioni pittoriche, recuperate dopo il crollo alla base delle mura e utilizzate come materiale di riempimento. Serviranno ora dai quattro ai cinque anni ai restauratori del Museo dell’Antica Arles per ricomporre i frammenti e ricostruire per quanto possibile il ciclo pittorico che decorava le pareti di questa domus e che costituisce un caso unico in Gallia. La qualità e la tematica degli affreschi, che presentano le caratteristiche del secondo stile pompeiano, databile in Gallia tra il 70 e il 20 a.C., e la vivacità dei colori, fanno ipotizzare l’utilizzo di maestranze altamente qualificate provenienti dall’Italia. Cicli pittorici di questo genere, denominato “megalografia”, trovano riscontri in Campania solo nella Villa dei Misteri a Pompei o in quella di Publio Fannio Sinistore a Boscoreale e sono un chiaro indice della ricchezza e del prestigio di cui godevano i proprietari di questa domus nell’antica Arelate romana, Anche l’uso di pigmenti come il blu egizio per i soffitti e il rosso vermiglio per gli sfondi testimoniano il lusso di questa casa che probabilmente apparteneva a un membro dell’élite di questa colonia romana. La Casa dell’Arpista prende il nome dalla figura della donna che suona l’arpa, una della decina dei personaggi (tra cui, sembra, anche il dio Pan) che erano raffigurati sugli affreschi, in base a un primo esame dei frammenti, e che animavano una scena di probabile tematica dionisiaca, anche se bisognerà attendere la fine del paziente lavoro di ricomposizione ed interpretazione dei frammenti prima di poter esprimere certezze in merito.
(Fonti: france3-regions.francetvinfo.fr; lemonde.fr; arles-info.fr)

Il sigillo degli Ittiti

sigillohittitab058afc5d7Domenica è stato esposto per la prima volta un raro sigillo in bronzo, risalente a 3.600 anni fa e utilizzato da un re ittita nella corrispondenza con i suoi scribi. Il sigillo era stato scoperto e sequestrato nel 2015 dalla polizia nella provincia turca di Çorum, nel corso di un’operazione volta al contrasto del contrabbando di reperti archeologici, prima che fosse venduto all’estero. Il sigillo, dal valore inestimabile, presenta varie figure e geroglifici ed è il terzo sigillo di questo tipo esistente al mondo. Uno degli altri due sigilli ittiti si trova al Metropolitan Museum of Art a New York, mentre l’altro è esposto nel Museo delle Civiltà Anatoliche ad Ankara. Önder İpek, direttore del Museo di Çorum, ha dichiarato alle agenzie di stampa che le indagini giudiziarie relative al sigillo sono ancora in corso e di ritenere che anche il sigillo in mostra al Metropolitan Museum sia frutto di scavi clandestini a Çorum. Çorum è nota per i numerosi siti archeologici frigi e ittiti. La regione conobbe grande prosperità con l’ascesa dell’Impero ittita tra il 1650 e il 1200 a.C. ed ospitava anche la capitale dell’Impero ittita, Hattusa, durante la tarda età del bronzo, grazie alla sua strategica posizione geografica.
(Fonti: dailysabah.com; hurriyetdailynews.com)sigillohittita8ac422155

Un monastero e una chiesa di epoca bizantina scoperti in Israele

Le spettacolari rovine di un monastero e di una chiesa decorate con pavimenti in mosaico ed elementi in marmo importato sono stati scoperti nel corso di scavi su larga scala condotti dalla Israel Antiquities Authority a Beit Shemesh, con l’aiuto di più di 1.000 ragazzi, provenienti da diversi gruppi, organizzazionie scuole. Lo scavo è stato posto in essere prima dell’espansione del quartiere di Ramat Beit Shemesh. Secondo Benyamin Storchan, direttore degli scavi dell’Antiquities Authority of Israel, “Siamo rimasti sorpresi dallo straordinario stato di conservazione dei resti e dalla ricchezza deritovamenti. I reperti trovati nell’edificio più grande, che sembraessere un complesso monastico, indicherebbero che il sito era importante, forse un centro per antichi pellegrini nella regione di Shephelah in Giudea. Durante lo scavo, abbiamo scoperto i resti di mura costruite con pietre lavorate e una serie di elementi architettonici tra cui la base in marmo di un pilastro decorata con croci. I manufatti in marmo provenivano dalle regioni della Turchia. In una delle stanze abbiamo scoperto un bellissimo pavimento a mosaico decorato con uccelli, foglie e melograni”. “Conoscevamo già una serie di antiche chiese e monasteri nella regione di Shephelah in Giudea, ma questo è in uno stato di conservazione eccezionale” ha aggiunto Storchan. Fino ad ora, è stata portata alla luce solo una piccola parte del monastero, che è stato abbandonato nel VII secolo d.C. per ragioni sconosciute.
(Fonti: archaeology.orghaaretz.com; archaeologynewsnetwork.blogspot.it; http://aurora-israel.co.il)