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Un busto di Adriano recuperato in Spagna

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La Guardia Civile spagnola ha recuperato un busto dell’imperatore Adriano (76 – 138 d.C.) risalente al periodo successivo al 117 d.C., subito dopo la sua ascesa al trono. Il busto, di grande valore archeologico, storico e culturale, e in buono stato di conservazione, era stato trafugato da un’area archeologica nei dintorni di Siviglia. I trafficanti stavano cercando di vendere il reperto per la cifra di mezzo milione di euro.

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L’operazione della Guardia civile, denominata “Bustiano”, era iniziata al principio dell’anno, quando gli investigatori avevano avuto notizia che qualcuno stava cercando di vendere un busto dell’imperatore. Identificato l’intermediario che stava offrendo il reperto ai possibili acquirenti, è stato possibile risalire alla famiglia che deteneva illegalmente il prezioso reperto. Dopo una perquisizione, il busto è stato ritrovato sepolto all’interno di un magazzino di un’azienda agricola a Écija, occultato sotto pochi centimetri di terra.

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Il busto appena disotterrato dal suo nascondiglio

L’8 luglio la Guardia Civile ha trasferito il busto al Museo Archeologico di Siviglia, dove è attualmente custodito per essere studiato dalla comunità scientifica ed esposto al pubblico dopo il necessario restauro. Gli investigatori stanno cercando ora di risalire all’ubicazione precisa del luogo da dove il busto di Adriano è stato trafugato, che potrebbe nascondere ancora reperti di grande valore.

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Adriano nacque il 24 gennaio del 76 d.C., forse a Roma, anche se la sua famiglia era di origine spagnola. Suo padre Elio Adriano Afro era nativo di Italica, sul fiume Betis, ma, in quanto senatore, si era dovuto trasferire a Roma; sua madre Domizia Paolina proveniva da Gades, l’odierna Cadice. Questo fortunato ritrovamento va ad aumentare il numero di ritratti di Adriano giunti fino a noi, di cui al momento sono noti oltre 150 esemplari.

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Testa di Dioniso scoperta a Roma

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Il sottosuolo di Roma cela ancora innumerevoli meraviglie, che continuano a riemergere dal passato della città. Venerdì 25 maggio, tra lo stupore generale, dagli scavi di via Alessandrina che serviranno ad unificare i due settori del Foro di Traiano rimasti separati dalla strada, è apparsa una testa in marmo lunense, di dimensioni maggiori del vero e in ottimo stato di conservazione. La testa è stata rinvenuta incassata in un muro tardo medievale, essendo stata reimpiegata – come spesso si faceva all’epoca – come materiale edilizio, vista la scarsità di risorse.

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La delicata fattura dei lineamenti e i capelli che ricadevano sulla nuca avevano in un primo momento fatto pensare ad una divinità femminile. Si tratta invece, molto probabilmente, di una raffigurazione di Dioniso, spesso rappresentato con caratteri femminei.

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Basandosi sullo stile, è possibile al momento ipotizzare una datazione di massima del reperto tra il I e il II secolo d.C.. La statua è stata portata nei depositi del Museo dei Fori Imperiali, ai Mercati di Traiano, per il lavoro di ripulitura e restauro e per la ricerca di eventuali tracce di colore presenti nella fascia che cinge i capelli.

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Claudio Parisi Presicce, direttore dei Musei archeologici e storico-artistici della Sovrintendenza, ha dichiarato: “Pensiamo vada identificata con Dioniso. Sulla testa, infatti, ha una cintura decorata con un fiore tipicamente dionisiaco, il corimbo, e dell’edera. Gli occhi cavi, che probabilmente erano costituiti da pasta vitrea o pietre preziose ce la fanno ricondurre ai primi secoli dell’impero“. Presicce auspica che dalla stessa zona, ai piedi del Campidoglio, riemergano “altri frammenti della statua o altri pezzi pertinenti” perché si possa procedere ad una eventuale futura ricostruzione. Sulla provenienza della statua, “viene naturale pensare che venga dal Foro di Traiano anche se a volte questi frammenti hanno girato parecchio“.

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La testa di Dioniso rinvenuta nel 2014 in una fognatura sotto la Via Sacra

A questo proposito, ricordiamo che già nel 2014, da un tratto del condotto fognario che scorre sotto la Via Sacra, nei pressi dell’Arco di Tito, era riemersa una testa colossale di Dioniso, alta circa 80 cm, con la capigliatura decorata con una fascia attorno a cui si arrotolavano grandi ciocche di capelli e databile al I-II secolo d.C., che confermava la presenza nelle vicinanze di un luogo di culto di Bacco o Dioniso.

Ritrovata moneta di Ulpio Cornelio Leliano

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La moneta coniata da Leliano appena scoperta in Inghilterra

Durante i lavori per l’ampliamento dell’A14 fra Cambridge e Huntingdon, in Inghilterra, è stata rinvenuta una rara moneta coniata dall’usurpatore Caio Ulpio Cornelio Leliano Augusto (Ulpius Cornelius Laelianus): vi è raffigurato l’usurpatore con una corona radiata sulla testa e sul retro è raffigurata una Vittoria alata. Ulpio Cornelio Leliano, chiamato Lolliano nella breve e contraddittoria biografia presente nella Historia Augusta, regnò per pochi mesi nel 269 d.C. prima di essere ucciso.
A evidenziare la rarità della scoperta, l’archeologo Steve Sherlock ha dichiarato che si tratta solo della seconda moneta di questo genere ritrovata in Inghilterra.

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Il periodo in cui salì alla ribalta della storia Ulpio Cornelio Leliano fu uno dei più tormentati e confusi per l’impero di Roma, spezzato letteralmente in tre tronconi: a oriente il correttorato totius Orientis di Settimio Odenato prima e Zenobia poi, con capitale a Palmira; a Roma il vero e proprio impero romano di Gallieno (213 – 268); e infine Britannia, Gallia e Spagna che erano sotto il controllo di Postumo, un comandante del limes germanico che si era ribellato intorno al 260 e che, proclamatosi Augusto dopo aver ucciso il cesare Salonino, figlio di Gallieno, aveva creato un impero delle Gallie con senato, consoli e pretoriani propri, con capitale ad Augusta Treverorum (Treviri) e una zecca a Lugdunum (Lione). Nel 268, uno degli ufficiali di Postumo, Ulpio Cornelio Leliano, gli si era ribellato proclamandosi Augusto a Mogontiacum, nella Germania Superiore, dove era stanziata la Legio XXII Primigenia. Sappiamo molto poco sulle origini di Leliano, forse originario della Hispania, come farebbe pensare il nomen Ulpius, lo stesso di Traiano che proveniva anch’egli dalla penisola iberica. Come sempre avveniva in questi casi, anche Leliano, che era un usurpatore a tutti gli effetti, iniziò subito a battere moneta.

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Antoniniano di Leliano, con Vittoria alata sul retro

Postumo reagì prontamente contro Leliano e dopo un paio di mesi mise sotto assedio Mogontiacum, che costrinse alla resa. Leliano fu fatto giustiziare da Postumo o venne ucciso dalle sue stesse truppe. La vittoria su Leliano non portò però bene a Postumo, che fu anch’egli assassinato dai suoi soldati quando gli rifiutò il consenso di saccheggiare la città appena conquistata, e venne rimpiazzato da Marco Aurelio Mario.

Rinvenuta moneta d’oro di Teodosio II in Israele

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Un raro solido di Teodosio II è stato rinvenuto da alcuni studenti durante un’escursione nei pressi del torrente Zippori, in Galilea. Il solido d’oro, del peso di 4.5 grammi, coniato dalla zecca di Costantinopoli tra il 420 e il 423 è il primo di questo tipo ad essere stato trovato in Israele. La moneta presenta sul dritto il ritratto di Teodosio II con elmo, lancia e scudo e sul rovescio l’immagine della Vittoria alata con croce.

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Teodosio II, nato a Costantinopoli nel 401, divenne imperatore a soli 7 anni di età nel 408, alla morte di suo padre Arcadio, e morì il 28 luglio del 450, per le ferite riportate in seguito a una caduta da cavallo. A lui si deve l’importante compilazione e pubblicazione nel 438 della raccolta di leggi nota come Codice Teodosiano, che costituì la base per la redazione del Codice Giustinianeo circa un secolo dopo.

Decifrata iscrizione con il nome di Massimino il Trace

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Pietra miliare e testo dell’iscrizione

Il nome dell’imperatore Gaio Giulio Vero Massimino, soprannominato il Trace, che regnò dal 235 al 238 d.C., e del figlio Gaio Giulio Vero Massimo, è stato decifrato su una pietra miliare trovata lungo una strada romana a est del Mare della Galilea. La pietra è una delle tre scoperte a Moshav Ramot, nella zona meridionale delle Alture del Golan, dai ricercatori dell’Università di Haifa. Il nome di Massimino venne probabilmente inciso sulla pietra miliare in occasione di uno degli interventi di manutenzione della strada che ebbero luogo durante il regno di questo imperatore originario della Tracia, dalla statura e dalla forza leggendarie. Si tratta del primo ritrovamento di una pietra miliare con un’iscrizione lungo questa strada, il cui tracciato scorre accanto all’antica città di Hippos-Sussita.

Trovato un raro aureo di Allecto

Un cercatore di tesori, col suo metal detector, ha scoperto una rara moneta d’oro perfettamente conservata in un campo vicino a un’antica strada romana a Dover, nel Kent.
Si tratta di un rarissimo aureo coniato da Allecto (Allectus), un usurpatore che dal 293 d.C. governò la Britannia, già separata da alcuni anni dal resto dell’impero romano. La moneta raffigura Allecto su un lato e due prigionieri, con le mani legate dietro la schiena, seduti ai piedi di Apollo sull’altro.

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L’aureo di Allecto appena trovato

L’aureo di Allecto, d’oro a 24 carati e del peso di 4.31 grammi, unico esemplare di questa moneta trovato da cinquant’anni a questa parte, verrà venduto all’asta nei prossimi mesi, per una cifra prevista di 100,000 sterline. Infatti, è una moneta molto rara, di cui esistono solo 24 esemplari conosciuti al mondo, uno dei quali si trova al British Museum. Questo fortunato ritrovamento ci dà lo spunto per parlare di Allecto e di un periodo forse poco conosciuto della storia romana.

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Moneta di Carausio

Allecto regnò sulla Britannia e sulle coste galliche del mare del Nord dal 293 al 296, dopo aver eliminato il precedente usurpatore Marco Aurelio Mauseo Carausio, che si era fatto proclamare Augusto dalle sue truppe nell’autunno del 286, e di cui era il tesoriere e ministro delle finanze (rationalis summae rei).
Allecto aveva eletto come sua residenza Londinium, l’odierna Londra, quando nel 296 il cesare Costanzo – padre di Costantino I – fu incaricato da Diocleziano di riportare la Britannia sotto il controllo dell’impero romano.

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Testa di Costanzo, Altes Museum, Berlino

Per l’attacco alla Britannia, Costanzo divise la flotta imperiale in due squadre: la prima, sotto il suo comando, sarebbe salpata da Gesoriacum (l’odierna Boulogne-sur-Mer), chiamata in seguito Bononia, con l’obiettivo di raggiungere Londinium, dove risiedeva Allecto; la seconda, guidata dal prefetto del pretorio Giulio Asclepiodoto, doveva condurre un attacco diversivo sulle coste meridionali della Britannia.
Grazie al maltempo, invece, le navi di Asclepiodoto riuscirono ad attraversare il Canale indisturbate e sbarcarono sulla costa britannica le truppe, che si diressero immediatamente verso Londinium. Alla notizia dello sbarco, Allecto condusse il suo esercito, composto principalmente da mercenari di stirpe barbarica, soprattutto Franchi, contro gli uomini di Asclepiodoto. Nella violenta battaglia che seguì, probabilmente nei pressi di Silchester, Allecto perse la vita, insieme a un gran numero dei suoi seguaci. Quanto restava dell’esercito di Allecto venne intercettato ed annientato dalle truppe di Costanzo, sbarcato nel frattempo, con un’efficace manovra a tenaglia, presso la foce del Tamigi. I superstiti vennero catturati e condannati ad essere sbranati negli anfiteatri della Gallia. Costanzo entrò trionfalmente a Londinium e assunse il titolo di Britannicus Maximus a memoria della sua impresa. Dopo dieci anni, Roma aveva riacquistato il controllo della Britannia.

Scoperta e restaurata una statua di Traiano a Laodicea

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Statua di Traiano, dettaglio del viso e della lorica

Torniamo su una delle notizie più importanti della settimana, per fornire qualche dettaglio in più. Infatti, nell’antica città di Laodicea ad Lycum, in Turchia, gli archeologi hanno scoperto e finito di ricomporre una colossale statua dell’imperatore Traiano risalente al 113 d.C. La statua può essere considerata una rarità per le dimensioni e la qualità artistica. È alta tre metri ed è stata ritrovata, frantumata in 356 pezzi, sotto ai resti di un ninfeo crollato in seguito al devastante terremoto del 494. Ai piedi di Traiano, c’è anche un’altra statua più piccola che rappresenta un prigioniero di guerra – probabilmente un dace – con le mani legate dietro la schiena.

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La statua di Traiano in tutta la sua imponenza

Secondo il professor Celal Şimşek, sotto la cui direzione si sono svolti gli scavi, questa scultura è una delle scoperte più importanti degli ultimi 15 anni. Insieme ai frammenti della scultura, nel 2015 venne anche ritrovata una lunga iscrizione in greco, databile al 114 d.C., contenente la legge che regolamentava l’approvvigionamento idrico della città di Laodicea e le multe comminate per i trasgressori.
Fino ad ora, a Laodicea erano state scoperte molte statue di Adriano, ma questa di Traiano è di alto livello qualitativo. Probabilmente, dato il livello dei dettagli del viso di Traiano, è stata realizzata da un artista che aveva visto di persona l’imperatore. Traiano è raffigurato con una corta tunica e il “paludamentum” – il tipico mantello che veniva indossato da un generale romano quando comandava un esercito – che, dalla sua spalla, ricade sul braccio sinistro.

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Dettaglio della lorica

Le immagini raffigurate sulla lorica sono il tuono di Giove, in alto, la testa di Medusa (gorgoneion) al centro, e due grifoni contrapposti, simbolo del dio Apollo, protettore – come anche Traiano – delle arti. I grifoni tendono una zampa verso un contenitore d’acqua, che simboleggia l’acquedotto di travertino fatto costruire da Traiano per portare l’acqua a Laodicea, per la cui realizzazione, donò trentamila denarii.
Gli abitanti di Laodicea ringraziarono l’imperatore commissionando e collocando questa statua colossale nel ninfeo, dove rimase fino al disastroso terremoto che la ridusse in pezzi e distrusse la città.