Trovato il probabile luogo dove Cesare sbarcò in Britannia

Secondo nuove prove portate di recente alla luce dagli archeologi, l’invasione britannica di Giulio Cesare fu lanciata dalle coste sabbiose di Pegwell Bay, nella punta più orientale del Kent, I ricercatori ritengono che l’ampia e poco profonda baia sia stata il punto di approdo più probabile per la flotta romana in seguito al ritrovamento dei resti di una base difensiva risalente al I secolo a.C. nel vicino villaggio di Ebbsfleet, vicino a Ramsgate. L’antica base occupava più di 20 ettari e sarebbe stata nella posizione ideale per proteggere le 800 navi che l’esercito romano dovette tirare a riva quando furono colpite da una tempesta poco dopo essere partite dalla Gallia nel 54 a.C.; “Questa è la prima prova archeologica che abbiamo dell’invasione della Britannia da parte di Giulio Cesare”, ha dichiarato Andrew Fitzpatrick, ricercatore presso l’Università di Leicester. “Si tratta di una grande postazione di difesa che risale al I secolo a.C.”.
Gli archeologi si sono imbattuti nell’avamposto romano mentre effettuavano dei saggi archeologici in vista della costruzione di una strada. Essi hanno scoperto un profondo fossato difensivo che sembra simile alle difese romane trovate ad Alesia in Francia, luogo della decisiva battaglia nella guerra gallica del 52 a.C.. Ulteriori scavi hanno portato alla luce ossa che sembrano essere state danneggiate in combattimento e armi di ferro, tra cui un giavellotto romano, il cosiddetto “pilum”. Il sito, nei pressi di Ebbsfleet, si trova ora a 900 metri nell’entroterra, ma al tempo di Cesare era più vicino alla costa. Gli archeologi ritengono che il sito includesse anche un forte romano e servisse per proteggere le navi di Cesare dagli attacchi provenienti dal nord. “Lo scopo principale del sito è difendere la flotta”, ha detto Fitzpatrick. Il racconto che Cesare fa dell’invasione descrive come la flotta salpò dalla Gallia nella notte del 4 luglio, ma fu spinta verso est dalle correnti quando il vento cadde. Il mattino seguente, presto, la flotta avvistò l’Inghilterra e si diresse verso ovest per raggiungere la terra verso mezzogiorno. La flotta fu lasciata all’ancora davanti a un’ampia spiaggia, scrisse Cesare, ma l’alta marea, combinata a una tempesta, investì le navi, che spezzarono l’ancora e si danneggiarono l’un l’altra. Cesare fece allora tirare in secco le navi sulla spiaggia e mise all’opera migliaia di artigiani per riparare i danni. Pegwell Bay non era stata considerata finora un possibile luogo di approdo perché si trova sull’isola di Thanet, che fino al Medioevo era separata dall’Inghilterra continentale dal Canale di Wantsum . Ma la scoperta dell’avamposto romano rende la baia il punto di sbarco più probabile, ha detto Fitzpatrick. “Il Canale di Wantsum non sarebbe stato un ostacolo per ingegneri così esperti come quelli in forza all’esercito romano”. Gli archeologi ritengono che Pegwell Bay fosse l’unica grande baia sulla costa orientale del Kent con una spiaggia sabbiosa in grado di ospitare una flotta così vasta. Con almeno 20.000 uomini e duemila cavalli da sbarcare, le navi avrebbero occupato più di un chilometro di spiaggia al loro arrivo. I Britanni inizialmente opposero resistenza allo sbarco ma, alla vista della grandezza della flotta, si ritirarono su un terreno più elevato, in posizioni che ora si pensa siano sull’Isola di Thanet, nei dintorni di Ramsgate. Giulio Cesare tornò in Gallia senza lasciare un esercito di occupazione, ma siglò dei trattati tra Roma e le famiglie reali britanniche che portarono i sovrani del sud-est dell’Inghilterra a diventare re clienti di Roma. Queste alleanze potrebbero aver favorito l’invasione da parte dell’imperatore Claudio quasi cento anni dopo, nel 43 d.C. Questo fu l’inizio dell’occupazione romana permanente della Britannia, che comprendeva anche il Galles e parte della Scozia, e durò per quasi 400 anni, finché, tra il 407 e il 410 d.C., le legioni di Roma abbandonarono definitivamente l’isola al suo destino.
(Fonti: theguardian.combbc.comdailymail.co.ukleicestermercury.co.uk)

Scoperto mosaico cristiano del VI secolo in Israele

964038_20171123142752-352gyaq04c16ajmedr6l8qGli scavi nell’antica città di Ashdod-Yam, hanno portato alla scoperta di un mosaico perfettamente conservato creato da una comunità di cristiani Georgiani che vivevano in Israele 1.500 anni fa. Il mosaico presenta un’iscrizione in greco di quattro righe, che commemora il costruttore del monastero o della chiesa in cui è stato trovato. Nell’iscrizione è compresa anche la data di costruzione dell’edificio secondo il calendario georgiano, e si tratta della prima prova del suo utilizzo in Israele. La traduzione dell’iscrizione recita: “Per grazia di Dio (o Cristo), questa opera fu fatta sotto Procopio, il nostro vescovo più santo e sacro, nel mese di Dios della terza indizione, nell’anno 292”. L’anno 292 del calendario Georgiano corrisponde al 539 d.C.
Gli archeologi ritengono che la chiesa o il monastero in cui è stato rinvenuto il mosaico sia solo una piccola parte di un complesso più grande, che si cercherà di portare alla luce nei prossimi mesi. I ricercatori collegano il mosaico appena scoperto alle fonti storiche che affermano che il principe filosofo georgiano Pietro l’Iberico visse ad Ashdod-Yam prima della sua morte. Pietro, che nel 453 divenne vescovo di Maiuma vicino a Gaza, secondo le iscrizioni di Bir el Qutt fondò il primo monastero georgiano a Betlemme. Scritte in caratteri georgiani, le iscrizioni di Bir el Qutt furono scoperte nel 1953 nel monastero georgiano di San Teodoro, situato tra Betlemme e Gerusalemme, e quella che menziona Pietro è datata al 532 d.C.. Fino ad ora, tuttavia, non vi erano state prove concrete della tradizione che collega Pietro l’Iberico ad Ashdod-Yam.
Ashdod è adesso sede della più grande comunità di ebrei di origine georgiana al mondo.

(Fonti: dailymail.co.uktimesofisrael.comarchaeology.org)

Necropoli romana rinvenuta in Turchia

Domenica scorsa le agenzie hanno riportato la notizia della scoperta di una piccola necropoli di 2000 anni avvenuta durante dei lavori di ristrutturazione nella città di Kahramanmaraş, nel sud-est della Turchia. La necropoli, risalente all’epoca romana, è venuta alla luce durante i lavori di restauro di una palazzina storica del XX secolo nel distretto di Dulkadiroğlu. Il sepolcro appena scoperto si compone di cinque camere e si trova nel giardino della residenza. Per la sua importanza storica, la necropoli romana verrà restaurata e valorizzata per renderla fruibile dal pubblico. La città di Kahramanmaraş fu fondata intorno al 1000 a.C. dagli Ittiti e durante la dominazione romana e bizantina ebbe il nome di Germanicia Caesarea.

(Fonti: dailysabah.comeurasiadiary.comkanalmaras.com)

Antico Ginnasio scoperto in Turchia

645x344-ancient-roman-gymnasium-discovered-in-southwest-turkey-1511685802776Un antico ginnasio è stato scoperto nella provincia sud-occidentale di Konya, in Turchia, dopo che il proprietario di un terreno ha presentato una domanda per ottenere un permesso di costruzione sulla sua proprietà, vicino all’antica città di Laodicea. I funzionari del museo, sapendo che il terreno era situato nelle vicinanze di un sito archeologico, hanno iniziato a scavare portando subito alla luce un mosaico dall’intricato disegno geometrico e con un’iscrizione greca. Immediatamente, sono stati avviati ulteriori lavori di scavo e il sito è stato chiuso e messo in sicurezza. I lavori di scavo hanno messo in luce mosaici e colonne e basi di colonne, e hanno portato ad identificare l’edificio con un antico Ginnasio, che in epoca ellenistica era il luogo preposto alla formazione fisica e intellettuale dei ragazzi dai dodici ai diciotto anni. Gli scavi dovrebbero essere completati entro la prossima primavera, consentendo così di aprire il sito al pubblico.
(Fonti: dailysabah.com; archaeologynewsnetwork.blogspot.it)

Statua greca della dea Igea scoperta in Turchia

anavarza39da-hygieia-ve-eros-heykeli-bulundu-hUna scultura raffigurante probabilmente la dea Igea insieme al dio Eros è stata scoperta dagli archeologi nell’antica città di Anazarbe, nel distretto di Kozan, della provincia turca di Adana (la Cilicia di epoca romana). La scultura di pietra calcarea, spezzata in due parti e mancante della testa della dea, è stata al momento datata al IV-III secolo a.C.; Dioscoride Pedanio, il famoso farmacologo vissuto nel I secolo d.C. e autore del trattato “Sulla materia medica” in cinque libri, oltre che medico militare durante il regno di Claudio, era nativo e visse proprio ad Anazarbe. Secondo Nedim Dervişoğlu, direttore del Museo di Adana, la scoperta conferma il legame della città con gli studi nel campo della medicina. Igea era infatti la dea greca dell’igiene, una delle sei figlie del dio della salute Asclepio. “In questo senso, possiamo definire Anazarbe la città dove si sono sviluppate la medicina e la farmacologia” ha dichiarato Dervişoğlu, aggiungendo che si continuerà a lavorare per trovare la testa mancante della scultura. Gli scavi nell’antica città di Anazarbe, che è uno dei siti storici più importanti della Turchia, sono iniziati del 2013. Risalente al II secolo a.C., Anazarbe venne utilizzata come città fortificata dai Romani, dai Bizantini, dagli Arabi e dagli Armeni. Le rovine della città sono circondate da venti bastioni e da una cinta muraria lunga 1500 metri con quattro entrate.
(Fonti: dailysabah.cominternetmedya.com)

Tempio di età neroniana identificato a Silchester, in Gran Bretagna

LittleLondonTileKilnProject-2_2L’Università di Reading ha annunciato di aver rinvenuto prove che collegano i resti di un complesso composto da tre imponenti templi romani nell’Hampshire all’imperatore romano Nerone. In particolare, un tempio romano di recente identificato dagli archeologi dell’Università di Reading potrebbe essere il primo edificio del suo genere in Gran Bretagna risalente al regno di Nerone. I resti del tempio sono stati rinvenuti all’interno dei terreni della Old Manor House nella città romana di Calleva Atrebatum, l’odierna Silchester, insieme a rare tegole bollate con il nome di Nerone, che regnò dal 54 al 68 d.C..

Il terzo tempio, facente parte del complesso, è stato identificato solo nell’autunno 2017, dopo oltre cento anni dalla sua effettiva scoperta. I tre templi si trovavano in un santuario circondato da un muro, denominato Insula XXX dagli archeologi Vittoriani, e doveva essere la prima costruzione che vedevano i viaggiatori provenienti da Londra. I frammenti di ben quattro tegole con impresso il bollo di Nerone sono stati trovati in una fossa rituale all’interno del sito del tempio insieme ad altre tre nella fornace della fabbrica che produceva i laterizi nella vicina Little London. Questi laterizi costituirebbero ulteriori indizi del fatto che i templi potrebbero essere tutti parte di un progetto edilizio voluto da Nerone a Silchester. Il professor Mike Fulford dell’Università di Reading, che guida il team di archeologi di Silchester, ha dichiarato: “Questi reperti sono un tassello fondamentale del puzzle per cercare di risolvere il mistero del collegamento di Nerone con Silchester. Si tratta di qualcosa che ha disorientato gli archeologi per più di un secolo. Nel Regno Unito è stata trovata solo una manciata di laterizi con impresso il nome di Nerone, quindi scoprirne così tanti qui è stato molto emozionante. Ciò potrebbe significare che Nerone considerava Silchester come un luogo dove poter sperimentare la costruzione di edifici monumentali come quelli che c’erano a Roma, per ispirare soggezione tra i suoi sudditi nel Regno Unito”. I tre templi sono le prime costruzioni in muratura conosciute nell’insediamento romano di Calleva. Sarebbero dovuti essere, quindi, gli edifici più importanti della città, essendo stati eretti decenni prima che altri, come il grande complesso della basilica nel foro al centro della città, venissero ricostruiti in muratura. I templi erano allineati da nord a sud all’estremità orientale della città romana. I resti dei primi due templi, nel sito denominato Insula XXX, vennero trovati per la prima volta durante gli scavi nel cimitero di St Mary nel 1890, mentre il terzo edificio fu riportato alla luce nel 1902. Tuttavia, come abbiamo detto, la sua identificazione come un altro tempio è stata possibile solo ora. Le fondamenta suggeriscono che i templi dovevano essere alti fino a 15 metri. Le dimensioni del terzo tempio, 15 m per 17,5 m, sono simili a quelle del tempio più meridionale di Insula XXX, ma più piccole di quello centrale, che rimane ancora il più grande conosciuto nel suo genere nella Britannia romana. Non è chiaro a quali divinità fossero dedicati i templi, ma gli archeologi hanno scoperto testimonianze di culto per una versione celtica di Marte, il dio della guerra romano, così come per la divinità egizia Serapide e per il dio solare iranico Mitra. Tuttavia, le prove scoperte nel sito dell’ultimo tempio indicano che fu costruito negli anni ’50 o ’60 del primo secolo d.C., durante il regno di Nerone. Le somiglianze nella planimetria interna dei tre templi suggeriscono che tutti e tre vennero progettati e costruiti in uno stesso lasso di tempo, sebbene saranno necessari ulteriori scavi per corroborare questa teoria. Il regno di Nerone non è ricordato solo per la sua brutalità e stravaganza e per la persecuzione dei cristiani, ma anche per i suoi grandi progetti edilizi, come la Domus Aurea, alcuni dei quali furono realizzati dopo il grande incendio di Roma. Di grande interesse è stata quindi la scoperta delle tegole che recano impresso il suo nome a Silchester. L’esistenza di uno dei suoi edifici nella Britannia romana, così come la prova di una sua visita nell’isola, sono sempre rimaste incerte. Tuttavia, la scoperta di ben sette tegole solo a Silchester e Little London, che si aggiungono alle quattordici precedentemente trovate in tutto Regno Unito, potrebbe avvallare la teoria secondo cui Nerone aveva ideato un progetto di costruzione di edifici monumentali a Silchester, come in altre zone periferiche dell’impero.
Un’altra tegola di Nerone trovata vicino alle terme pubbliche dell’Insula XXXIIIA, nella zona sud-est della città romana, suggerisce che le terme furono costruite all’inizio dello sviluppo della città. Gli scavi per corroborare questa teoria inizieranno nell’estate 2018.(Fonti: heritagedaily.comblogs.reading.ac.uksputniknews.com)

Fabbrica di ceramiche scoperta a Malaga

Un importante centro di produzione di ceramiche romane è stato portato alla luce nel sud della Spagna. Infatti, i resti archeologici scoperti lo scorso anno durante gli scavi per la costruzione di un parcheggio sul terreno dell’area industriale della Citesa, nel distretto di Martiricos, della città andalusa di Malaga, hanno dimostrato che questa zona ospitava, in epoca romana, un’importante fabbrica di ceramiche che cessò misteriosamente la sua attività lasciando praticamente intatti i forni e le anfore ancora impilate. La fornace principale, con una camera di combustione circolare al cui centro si trova un pilastro cilindrico, in cui venivano cotte le anfore, è risalente al I secolo a.C.; la fornace aveva aree di servizio adiacenti ed era circondata da grandi edifici. Nel secondo secolo, l’area venne modificata per ospitare due nuovi forni e due serbatoi d’acqua. E’ stato trovato anche un sentiero che era collegato ad una necropoli e a un acquedotto sostenuto da pilastri lungo la valle in cui scorreva un corso d’acqua. Fu la vicinanza al letto del fiume Guadalmedina a far sì che gli abitanti di Malaga durante l’epoca romana scegliessero il luogo per installarvi questa importante fabbrica di ceramiche, che in seguito, inspiegabilmente, cessò all’improvviso le sue attività. Secondo Ana Arancibia, l’archeologa responsabile degli scavi, nelle rovine non vi sono segni di alluvioni o di altre catastrofi naturali che possano aver causato la chiusura di questo grande laboratorio di ceramiche. Ana Arancibia ha dichiarato: “Non sappiamo cosa sia accaduto, ma è chiaro che ci troviamo di fronte a un sito archeologico unico nella provincia di Malaga che, se fosse promosso correttamente, avrebbe il potenziale per diventare un’importante attrazione turistica per l’area di Martiricos”. Il Dipartimento della Cultura ha approvato il progetto per la copertura protettiva del sito archeologico per preservarlo sotto il cortile centrale o la piazza del futuro parcheggio che è previsto in questa zona.

(Fonte: archaeologynewsnetwork.blogspot.it)

Nuove scoperte nelle acque antistanti Alessandria d’Egitto

head4Iniziamo alla grande la giornata odierna con la notizia di una emozionante scoperta avvenuta nelle acque di fronte ad Alessandria, in Egitto. Gli archeologi egiziani hanno annunciato la scoperta dei relitti di tre naufragi risalenti all’epoca romana, nelle acque della Baia di Aboukir, di fronte ad Alessandria. I tre relitti sono stati scoperti durante un progetto di ricerca congiunto tra l’Istituto Europeo per l’archeologia Sottomarina e il Consiglio Superiore per le Antichità. Nelle dichiarazioni rese alla stampa, il Dr. Mostafa Waziri ha aggiunto che il progetto ha anche portato alla scoperta di una testa romana di quarzite che potrebbe appartenere al condottiero romano Marco Antonio (83-30 a.C.), oltre a tre monete d’oro risalenti al regno dell’imperatore Augusto (63 a.C.-14 d.C.). Il Dr. Osama Alnahas, direttore del Dipartimento Centrale di Archeologia Sottomarina, ha affermato che gli scavi iniziali hanno evidenziato anche la presenza di un quarto relitto, grazie alla scoperta di grandi assi di legno e resti di vasi di ceramica che potrebbero riferirsi allo scafo e al carico della nave affondata. Il quarto relitto verrà indagato durante la campagna di scavi prevista per il 2018. Il Dr. Ayman Ashmawy, direttore dell’Ancient Egyptian Antiquities Sector ha riferito che la missione archeologica ha iniziato i lavori lo scorso settembre. Le ricerche sottomarine portate avanti dai due progetti comprendevano indagini dei fondali nel porto orientale di Alessandria e nella Baia di Aboukir e scavi sottomarini nella città sommersa di Heraklion, nelle acque antistanti Alessandria, che hanno portato alla scoperta di una barca votiva del dio Osiride e di altri manufatti di piccole dimensioni, oltre al relativo lavoro di conservazione e documentazione.
(Fonti: heritagedaily.comarchaeology.orgnewsweek.com; ahram.org.eg)

Brocca di bronzo del I secolo a.C. ritrovata a Torreparedones

Un’ultima e gradita sorpresa è emersa dopo la conclusione dell’ultima campagna di scavi nel sito archeologico di Torreparedones, in Spagna, promossa dal Comune di Baena. Si tratta di un raro reperto di bronzo di pregevole fattura del I secolo a.C. rinvenuto nella zona delle terme orientali del complesso storico. Il reperto è stato trovato durante i lavori di pulizia del pozzo situato a sud del caldarium e nella stessa area in cui in estate è stato trovato l’altare dedicato alla Dea della Salute. “Il pezzo era in fondo al pozzo, a circa 20 metri di profondità e, sebbene all’inizio non sembrasse nulla di rilevante, dopo la pulizia del pezzo con gli ultrasuoni effettuata dal restauratore Ana Infante, si è scoperto che si trattava di un ritrovamento importante, visto il suo eccellente stato di conservazione e la rarità di questo tipo di pezzi “, sottolineano gli archeologi. Oggetti simili si trovano, nell’Occidente romano antico, solo nel Museo Nazionale di Archeologia a Lisbona e in altri musei in Francia o in Italia. Il reperto è alto solo 13 centimetri e pesa 264 grammi. “È una specie di oinochoe o brocca rituale, a forma di testa femminile, con orlo trilobato e manico snello, perfettamente adatto ad essere afferrato con il pollice, indice e medio della mano. La base è circolare e misura 4 cm di diametro, “dicono gli esperti. “Siamo di fronte ad un oggetto liturgico che doveva essere utilizzato in una qualche cerimonia di culto della dea Salus, da un sacerdote o sacerdotessa”, commenta il direttore dello scavo José Antonio Morena. Dal tipo di acconciatura, il reperto potrebbe essere databile alla seconda metà del I secolo a.C., in epoca augustea. Un parallelo suggestivo si trova nel ritratto di una ragazza a Roma della Collezione Torlonia, un noto esempio delle prime fasi della ritrattistica di donne romane con “acconciature alla moda”. È un tipo di pettinatura stilizzata e simmetrica, dotato di due sottili trecce parallele che partono dalla crocchia e raggiungono la fronte e con grandi ciocche che cadono su entrambi i lati del viso. Secondo gli esperti, “la brocca sarebbe stata poi usata durante il I secolo d.C., quando il pozzo venne usato in maniera intensiva”. Questo ed altri oggetti recuperati nella stesso luogo, “mostrano la sacralità dello spazio situato immediatamente a sud delle terme orientali dove si è potuta documentare una piscina che veniva rifornita dall’acqua dal pozzo summenzionato e che presentava uno spazio all’interno per i devoti malati che vi si recavano per guarire i loro mali, o almeno per alleviarli mediante l’immersione nelle acque curative e l’intervento della dea Salus”.
(Fonti: cordopolis.es; clubpatrimonio.es; televisionbaena.es)

20 Novembre 284 d.C.

Il 20 novembre del 284 d.C. si ricorda la morte dell’imperatore Marco Aurelio Numeriano (254-284) e la proclamazione di Diocleziano. In questo giorno, infatti, nei pressi di Nicomedia, durante la marcia di ritorno verso gli accampamenti sul Danubio dopo la disfatta contro i Persiani, l’imperatore Numeriano fu trovato morto nella sua lettiga. Impossibile, in quei drammatici momenti, determinare se fosse morto per le conseguenze di una malattia o fosse stato assassinato. Il Prefetto del pretorio e suocero Arrio Apro, che aveva vegliato l’imperatore per tutto il tempo, non aveva avvertito subito le truppe della morte di Numeriano. Come mai? Iniziarono subito a serpeggiare i sospetti e scoppiarono tumulti tra i soldati, che volevano sapere come fosse morto Numeriano. Prima di tutto però, come da prassi consolidata in questa epoca storica, gli ufficiali superiori scelsero il nuovo imperatore e lo fecero acclamare dalle truppe. Ad essere acclamato Augusto dai soldati fu Caio Valerio Diocles il comandante dei Protectores Domestici, la guardia dell’imperatore. Solo allora fu eretto il palco. Di fronte si schierò l’esercito. Diocles salì sul palco e prese la parola per il suo primo discorso da Augusto; era stato il comandante delle guardie e responsabile della salute dell’imperatore e i soldati volevano prima capire come fosse morto Numeriano. Diocles colse l’occasione. Sguainò la spada e chiamando a testimone il Sol Invictus, di cui era devoto, professò la sua innocenza. Poi si avvicinò ad Apro, che era al suo fianco e lo trafisse improvvisamente gridando: “questo è l’assassino di Numeriano”. Apro così non ebbe neppure modo di difendersi e Diocles iniziò il suo regno ventennale, assumendo il nome latino di Diocleziano. Difficile che anche Diocles non sapesse dell’avvenuta morte di Numeriano, ma la morte di Apro impedì ogni possibile accertamento. Fin qui gli eventi storici, sui quali si innesta una leggenda connessa al significato del nome Apro, che in latino significa “cinghiale”, e che spiega perché Diocleziano abbia voluto uccidere personalmente il prefetto del pretorio come primo cruento atto del suo regno. Riportiamo direttamente il brano della Historia Augusta (Vita di Caro, 14-15), che narra la leggenda:
“Non credo risulti ozioso né banale riportare un aneddoto su Diocleziano Augusto che viene qui a proposito, in quanto l’episodio fu interpretato come un presagio del suo futuro impero – mio nonno disse di averlo appreso direttamente da Diocleziano. ‘Una volta’, raccontava, ‘Diocleziano che allora militava ancora nei ranghi inferiori e si trovava in Gallia nel paese dei Tungri, alloggiato in una locanda, stava facendo i conti del suo vitto quotidiano con una donna che era una druidessa; a un certo punto questa gli disse: «Diocleziano, tu sei troppo avido e spilorcio!», al che egli replicò in tono scherzoso: «quando sarò imperatore, allora darò con larghezza». Si dice che allora la druidessa rispondesse: «Diocleziano, non scherzare, perché tu sarai imperatore dopo che avrai ucciso il cinghiale»’. Diocleziano nutrì sempre in sé l’ambizione di diventare imperatore, e non ne fece mistero né con Massimiano né con mio nonno, al quale aveva riferito egli stesso le parole della druidessa. E dunque, da persona superiore quale era, rise e non ne parlò più. Nondimeno, durante la caccia, quando aveva l’opportunità, uccideva sempre dei cinghiali. E quando arrivarono al potere imperiale Aureliano, e poi Probo, Tacito e lo stesso Caro, Diocleziano diceva: «Io non faccio che ammazzare cinghiali, ma la carne la mangiano gli altri». È poi noto e risaputo che, dopo aver ucciso il prefetto del pretorio Apro, egli – come si racconta – esclamò: «Finalmente ho ucciso il Cinghiale fatidico !». Sempre mio nonno diceva che Diocleziano stesso affermava che l’unico scopo per cui aveva ucciso di sua mano Apro era stato quello di realizzare la profezia della druidessa e di rendere saldo il proprio potere. Non avrebbe desiderato infatti rendersi noto come uomo crudele, in particolare nei primissimi giorni del suo impero, se la necessità non lo avesse portato a compiere quella spietata uccisione”.