Il brodo nero degli Spartani

Sparta, la grande rivale di Atene, era anticamente famosa per la frugalità dei costumi dei suoi abitanti. Gli Spartani maschi erano obbligati a consumare i loro pasti in una mensa comune. Questi pasti quotidiani venivano chiamati “sissizi” e le loro spese erano ripartite in parti uguali fra i partecipanti. Ogni commensale doveva fornire la sua quota-parte mensile, che comprendeva orzo, vino, formaggio e fichi. Chi non poteva pagare la propria parte, cessava di essere cittadino a pieno titolo.

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Il piatto tradizionale spartano era il brodo nero (μέλας ζωμός). Si trattava di una specie di zuppa, preparata con uno spezzatino di carne e sangue di maiale, aceto e sale, famosa per la sgradevolezza del suo sapore. Si raccontava che gli stranieri che avevano avuto modo di assaggiarlo, dicevano scherzando di aver capito perché gli Spartani non avevano timore della morte.

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Plutarco riferisce che un re del Ponto aveva assoldato un cuoco spartano per farsi preparare il brodo nero, ma che, dopo averlo assaggiato, ne fosse rimasto disgustato. Il cuoco gli aveva allora risposto:

O Re, per mangiare questo cibo bisogna prima allenarsi da spartano e poi farsi un bagno nell’Eurota” ¹

che era il fiume di Sparta, lasciando intendere che solo gli Spartani potevano apprezzarlo. Sempre Plutarco infatti scrive che gli anziani della città si saziavano versandosi il brodo e preferivano addirittura lasciare la carne ai più giovani ².

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Nel 479 a.C., subito dopo la vittoria contro i Persiani a Platea, il comandante e reggente spartano Pausania entrò nell’accampamento nemico. Giunto nella lussuosa tenda di Mardonio, il comandante nemico morto in battaglia, ordinò ai cuochi persiani di preparargli un pasto degno del loro re Serse. Quando essi ebbero finito e il pasto fu pronto, fece preparare un secondo pasto alla maniera spartana e invitò gli altri comandanti greci ad assaggiarli per constatare la differenza. Quindi, ridendo, disse:

Uomini di Grecia, volevo mostrarvi la stupidità dei Medi, che pur potendo godere di tali prelibatezze, sono venuti da noi per portarci via la nostra misera cena“.

Ateneo, scrivendo alla fine del II secolo d.C., individuava, quale segno della inarrestabile decadenza di Sparta, il fatto che i cuochi, intenti a elaborare pasti raffinati, non erano più in grado di preparare il leggendario brodo nero.

NOTE

¹ Plutarco (Tradizioni laconiche, 237A)

² Plutarco (Tradizioni laconiche, 236F)

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