Due busti di epoca romana scoperti in Israele

ISRAEL-ARCHEOLOGY-HISTORY

L’Autorità per le Antichità israeliane (AIA) ha reso noto ieri che una passante che si trovava a camminare vicino a delle antiche rovine ha scoperto per caso la parte superiore di una statua che ha permesso di consentire il recupero di due busti di epoca romana.

2-640x400

Si tratta di sculture a grandezza naturale, scolpite in pietra calcarea, e scoperte nella città di Beit Shean, all’inizio di questo mese. I busti, in buono stato di conservazione, rappresentano due uomini e risalirebbero a circa 1.700 anni fa.

ISRAEL-ARCHEOLOGY-HISTORY

Uno di loro ha la barba e il suo busto è stato scolpito in uno stile orientale, di moda proprio verso la fine dell’epoca romana. Secondo l’AIA, le sculture, rimaste sepolte fino ad oggi, sono tornate ad essere visibili a causa delle recenti piogge torrenziali, che hanno colpito la zona.
I due busti si trovavano a nord del parco nazionale di Beit Shean, nel mezzo delle rovine di una città di epoca romana e poi bizantina.

afp-7d5a8771bd0694f1fad35741fbb12ee1bfcbbbdbI busti di questo tipo venivano solitamente collocati all’interno o vicino alle grotte funerarie e spesso rappresentavano l’immagine del defunto. I busti saranno esposti al pubblico una volta che gli esperti avranno terminato lo studio delle sculture.
(Fonti: timesofisrael.com; lefigaro.fr; http://www.i24news.tv)

Annunci

31 dicembre 192: morte di Commodo

Commodo-1

Il 31 dicembre 192 d.C., viene assassinato a Roma l’imperatore Commodo. Figlio dell’imperatore filosofo Marco Aurelio, fu associato al trono nel 177, succedendo al padre nel 180. Commodo non amava la guerra, per cui si risolse subito a concludere una frettolosa pace con i barbari per dedicarsi, una volta tornato a Roma, alla sua passione per i combattimenti gladiatori e con le bestie, esibendosi anche come gladiatore e in prove di forza, e facendosi soprannominare l’Ercole romano.

ca682-commo1

Avverso al Senato e da questi odiato, governò sempre in maniera autoritaria. Durante i dodici anni di principato, adottò invece una politica di favore verso la plebe di Roma, con pubbliche elargizioni di denaro e generi alimentari e promulgando un calmiere dei prezzi, oltre ad offrire sontuosi spettacoli nel Circo Massimo e nell’Anfiteatro Flavio. Nonostante la fama di despota, Commodo inaugurò una politica di tolleranza religiosa. Pare infatti che la sua concubina Marcia avesse simpatie per il Cristianesimo e lo avesse indotto a porre fine proprio alle persecuzioni contro i cristiani, che con Commodo godettero di un lungo periodo di pace. L’attentato venne messo in atto il 31 dicembre 192, alla vigilia dell’insediamento dei nuovi consoli Erucio Claro e Sosio Falcone che Commodo aveva già intenzione di mandare a morte.

2168068_commodo_2 (1)

La congiura venne ordita dal prefetto del Pretorio Quinto Emilio Leto e dal cubicularius Eclecto, timorosi per la propria sorte in seguito al comportamento sempre più sregolato e sanguinario dell’imperatore. Leto ed Eclecto coinvolsero nel complotto anche la concubina Marcia, che avvelenò la carne di bue servita a Commodo durante un banchetto. Tuttavia Commodo, appesantito dal pasto e dal vino ingerito, chiese ai servitori di aiutarlo a vomitare, salvandosi così fortunatamente dall’avvelenamento. A quel punto, temendo di poter essere presto scoperti, i congiurati offrirono una lauta ricompensa al maestro dei gladiatori Narcisso, istruttore personale dell’imperatore, dal quale lo fecero strangolare quella sera stessa, mentre Commodo si trovava ancora in bagno. Commodo moriva così all’età di trentuno anni e quattro mesi e con lui finiva la dinastia degli Antonini e il secolo d’oro dell’impero. Il Senato ne decretò subito la damnatio memoriae e l’abbattimento delle statue.

Il mosaico di Orione a Pompei

mosaico_casa_giove

È stata finalmente resa nota un’immagine intera del mosaico recentemente scoperto durante gli scavi a Pompei, nella Regio V, all’interno della Casa di Giove. Quello che all’inizio era stato descritto come un mosaico di “grande qualità artistica e con raffigurazioni straordinarie, prive, finora, di precisi confronti e che, a un primo esame, sembrano riferirsi a miti poco rappresentati, probabilmente di carattere astrologico”, sembra ora aver svelato il suo segreto.

orione

Si tratterebbe infatti di un “catasterismo”, cioè della collocazione di un dio o di un eroe tra le stelle, sotto forma di costellazione. Nel caso specifico, tutto lascerebbe supporre che si tratti di Orione.
Orione era un gigantesco e bellissimo cacciatore, per alcuni figlio di Poseidone ed Euriale, per altri del re Irieo e di Enopione. Durante la sua movimentata vita venne anche accecato per vendetta ma riacquistò la vista grazie all’intervento di Elios, il sole. Molteplici sono i miti che narrano della morte di Orione, alcuni dei quali, come raffigurato nel mosaico in questione, coinvolgono uno scorpione. In uno di questi, Orione finì per attirare le attenzioni e l’amore di Artemide, cui l’accomunava la passione per la caccia. Purtroppo Apollo, geloso di sua sorella Artemide, indusse la Madre Terra a scatenare un terribile scorpione contro Orione. Orione non riuscì a difendersi dall’invulnerabile scorpione né con le frecce, né con la spada, e fu infine costretto a gettarsi in mare per dirigersi a nuoto verso l’isola Ortigia, dove sperava di ottenere protezione. Tuttavia Apollo non aveva ancora concluso la sua trama; convinse con l’inganno Artemide a scagliare una delle sue infallibili frecce verso il bersaglio che si avvicinava nuotando verso l’isola a lui sacra. Artemide centrò in pieno la testa dello sventurato Orione, salvo poi disperarsi quando riconobbe il suo amato cacciatore. Asclepio, figlio di Apollo, che aveva acconsentito a ridonare la vita ad Orione su richiesta di Artemide, non poté completare l’opera perché ucciso da Zeus con una folgore, come punizione per aver violato le leggi della natura. In un altro mito, fu invece proprio il veleno dello scorpione a causare la morte di Orione.

Orione1

Comunque sia, alla disperata Artemide non restò che accogliere Orione tra le stelle, nella costellazione che da lui prende il nome, non a caso sempre inseguita nel cielo stellato, a debita distanza, da quella dello Scorpione, che sorge quando Orione tramonta. Nell’iconografia, Orione veniva spesso rappresentato come un gigante, con una spada, una mazza, una cintura e una pelle di leone.

270

23 dicembre: Larentalia

20181223_011654

Nel calendario romano, il 23 dicembre, ultimo giorno dei Saturnali, si teneva il rito dei Larentalia, che consisteva in sacrifici tipici dei defunti (parentationes) offerti presso la tomba di Acca Larentia, al Velabro. Acca Larentia, conosciuta anche come Larunda e Larenta, era una figura che era divenuta sfuggente, nel corso dei secoli, già agli stessi Romani. Infatti, tutte le figure particolarmente originali della più antica mitologia romana, che non erano state assimilate alle divinità greche, sopravvivevano ormai solo in riti sempre meno comprensibili ai romani stessi.
Larenzia non era una dea ma una donna mortale, protagonista di due diverse leggende. Nella prima, Larenzia era una cortigiana che durante il regno di Anco Marzio, in seguito a una scommessa, fu costretta a passare una notte nel santuario di Ercole. Durante la notte, Larenzia sognò il dio che la possedeva e le profetizzava che avrebbe incontrato un uomo il giorno successivo. Uscita dal tempio l’indomani, Larenzia incontrò realmente un uomo ricchissimo, giovane o vecchio a seconda delle fonti, che in seguito la sposò e la lasciò erede di un’ingente fortuna in proprietà terriere. Quando Larenzia morì a sua volta, lasciò tutto in eredità al popolo romano, che da allora ogni 23 dicembre offriva libagioni sulla sua tomba.

16abe0cb8e107a4e72e4a6c6f2f7b989
Acca Larentia di Jacopo della Quercia

 

Nella seconda leggenda, Acca Larentia è invece la moglie del pastore Faustolo, che pare esercitasse anche il mestiere di prostituta. Quando Faustolo trovò i gemelli, li portò a sua moglie, che divenne così la nutrice di Romolo e Remo.
Secondo Gellio, il rito funerario al Velabro veniva officiato dal flamine di Quirino, o comunque da un flamine secondo Plutarco e Macrobio; Cicerone parla invece di una cerimonia celebrata dai pontefici. Nulla vieta, in realtà, che entrambe le tipologie sacerdotali fossero presenti durante la cerimonia, come avveniva in altri riti, per esempio, la confarreatio e il sacrificio dell’Equus October.

Anello d’oro con Vittoria trovato in Inghilterra

p06g9h4f

Ad agosto, in un campo nei pressi di Crewkerne nel Somerset, in Inghilterra, Jason Massey, un cercatore di tesori, usando il suo metal detector, ha fatto una sensazionale scoperta. Si tratta di un anello con sigillo d’oro risalente a circa 1,800 anni fa, sul quale è raffigurata la dea romana della Vittoria.
Massey ha rinvenuto l’anello, insieme a circa sessanta monete, in un sito che si ritiene ospitasse una importante villa romana.
L’anello, per la sua notevole fattura, non poteva che appartenere ad un personaggio di rango elevato e rappresenta una delle scoperte archeologiche più importanti mai effettuate nel Somerset.

20181223_005431
L’anello è già stato consegnato agli esperti del British Museum, a Londra, che, da una prima sommaria analisi, lo hanno datato al III secolo d.C.; la dea della Vittoria è raffigurata, come al solito, con la veste fluente, alata e alla guida di un carro, trainato da due cavalli.
A Roma, il tempo della Vittoria (Aedes Victoriae), dedicato nel 294 a.C., si trovava sul Palatino, mentre una statua d’oro massiccio della Vittoria, donata ai romani dall’alleato Gerone II di Siracusa (308-215), era custodita nel tempio di Giove, sul Campidoglio.

Come previsto dalla legge inglese, Massey e il proprietario del campo si divideranno in parti uguali il ricavato della vendita dell’anello, quando gli esperti del British Museum ne avranno determinato il valore.
(Fonte: dailymail.co.uk)

21 dicembre: Angeronalia

 

17268777290_5baf939f57_b (1)Il 21 dicembre, il giorno stesso del solstizio, si teneva la festa dei Divalia o Angeronalia, dedicata alla dea Angerona. Alla dea Angerona era affidato il superamento degli “angusti dies”, i giorni più corti dell’anno, in cui l’oscurità della notte prevaleva sulla luce del sole. Angerona assicurava quindi il passaggio di questo periodo critico dell’anno e la rinascita dell’astro solare uscito vincitore sulle tenebre. Nel giorno del solstizio d’inverno, i pontefici offrivano alla dea un sacrificio nella curia Acculeia o nel sacello di Volupia, vicino alla Porta Romanula, una delle porte interne di Roma, sul fronte settentrionale del Palatino. In questa cappella, si trovava una statua di Angerona, con la bocca bendata e, forse, con il dito sulle labbra nel gesto di imporre il silenzio. Quest’ultima caratteristica, contribuì a fare di Angerona, in concorrenza con Giove, Lua e Opi Consivia, una candidata al titolo di dea tutelare di Roma, il cui nome doveva restare segreto per il timore che i nemici potessero evocarla e farle abbandonare la città da lei protetta.

19 dicembre: Opalia

opi (1)

Durante i festeggiamenti per i Saturnalia, dopo aver provveduto a immagazzinare il raccolto nei silos, il 19 dicembre i Romani celebravano gli Opalia, la festa di Opi (Ops), dea dell’abbondanza agricola, connessa con la madre terra, da cui derivava ogni umana agiatezza, ed associata all’antico dio Conso.
Proprio durante questo giorno, i padroni, in un totale sovvertimento dell’ordine sociale, servivano a mensa i loro servi e schiavi, e tenevano pronta la tavola imbandita per chiunque si presentasse in casa loro.
Il culto di Opi, a conferma della sua antichità, venne tradizionalmente introdotto a Roma dal re Tito Tazio, quando regnava insieme a Romolo.

fc5da25cc4815589539bc956e4e561ef
Secondo una tradizione riportata da Macrobio Opi poteva anche essere identificata con la divinità tutelare di Roma il cui nome doveva restare segreto per impedire che i nemici potessero evocarla e farle abbandonare la città da lei protetta, con il temibile rito dell’evocatio.
Una successiva interpretazione greca di Ops come Rhea, farà di Opi la sposa di Saturno, assimilato a sua volta a Kronos. Un frequente appellativo di Opi era Consivia, perché associata a Conso, protettore del grano immagazzinato.
Simboli della dea erano la cornucopia e le spighe di grano; ad essa furono dedicati due santuari, uno sul Campidoglio e l’altro nella Regia che si trovava nel Foro, dove c’era una cappella in cui potevano entrare solo le Vestali e il Pontefice Massimo.