Pescatore trova pietra tombale romana in Slovenia

Slovenia-05

Mentre era intento a pescare nelle acque del fiume Sava a Kranj, nel nord della Slovenia, un uomo ha notato nel letto del fiume un blocco rettangolare di pietra con incisa sopra quella che sembrava essere un’iscrizione. Il pescatore ne ha informato l’Istituto per la Protezione dei Beni Culturali della Slovenia, che ha inviato i suoi archeologi per verificare la segnalazione. L’iscrizione era in latino e il blocco di pietra si è rivelato essere una pietra tombale di epoca romana dedicata a una ragazza di nome Arellia, morta all’età di dodici anni, nel I o II secolo d.C.

Slovenia-01
Secondo l’iscrizione, la pietra tombale fu commissionata in memoria della fanciulla dal suo addolorato padre Arellius Iucundus. Non è ancora chiaro da dove provenga il blocco di pietra o se ci sia un cimitero nelle vicinanze. I segni sulla pietra indicano però che essa è rimasta nell’acqua per un tempo considerevole.
(Fonte: archaeologynewsnetwork.blogspot.com)

Slovenia-03

Un anello col nome di Ponzio Pilato

3607569147

Il nome dell’uomo che diresse il processo culminato con la condanna alla crocifissione Gesù Cristo, quello del prefetto romano della Giudea Ponzio Pilato, è stato scoperto su un anello di bronzo ritrovato cinquant’anni fa durante gli scavi nel sito della fortezza di Herodion, vicino a Betlemme.
L’anello venne trovato durante gli scavi condotti dal Professor Gideon Forster nel 1968-69, insieme ad altre migliaia di oggetti. Il nome di Pilato è stato scoperto però solo quando, dopo un’accurata pulizia dell’anello, l’oggetto è stato fotografato con una speciale fotocamera nei laboratori dell’Autorità per le Antichità israeliane.
Sull’anello è visibile l’immagine di un un vaso di vino circondata dal nome di Pilato scritto in greco. “Quel nome – ha detto il professor Danny Schwartz, della Hebrew University di Gerusalemme – era raro in Israele a quei tempi. Non conosco nessun altro Pilato di quel periodo e l’anello mostra che si trattava di una persona di rango e benestante”.
Questo tipo di anello di bronzo, quasi sicuramente un sigillo, simboleggiava l’appartenenza all’ordine equestre, di cui anche Pilato faceva parte. Esso è comunque di fattura semplice, e ciò indurrebbe a pensare che il funzionario romano, se l’identificazione è corretta, lo portasse per espletare le sue incombenze giornaliere e non solo in occasione di eventi speciali. L’importanza della scoperta è dovuta al fatto che si tratta della seconda attestazione archeologica del nome del rappresentante imperiale, di cui scrivono i vangeli e lo storico Flavio Giuseppe, dopo la scoperta nel 1961 della celebre iscrizione di Cesarea marittima. Pilato fu il quinto governatore romano della Giudea, che resse tra il 26 e il 36 d.C. in qualità di prefetto, in quanto governatore non di rango senatorio ma equestre.
(Fonte: haaretz.com)

Un “beka” di 3000 anni fa trovato a Gerusalemme

EYpic015-1024x640

Tra i materiali di scarto provenienti dagli scavi delle fondazioni del Muro Occidentale, a Gerusalemme, è stato trovato un minuscolo peso in pietra su cui è incisa la parola ebraica “beka”. Solo una manciata di queste pietre è stata finora rinvenuta a Gerusalemme, e nessuna presenta questa iscrizione.
Il “beka” è un peso risalente al periodo del Primo Tempio (X-VI secolo a.C.), utilizzato dai pellegrini come unità di misura per pagare la tassa di mezzo siclo da portare al Monte del Tempio.
La parola “beka” compare due volte nella Torah: una come peso d’oro in un anello dato alla Matriarca Rebecca nella Genesi, e l’altra nell’Esodo, appunto come unità di misura della donazione portata dagli Ebrei per il mantenimento del Tempio.
La beka appena scoperta è l’unico esempio in cui l’iscrizione è scritta a specchio e le lettere sono incise da sinistra a destra invece che da destra a sinistra.
Questa particolarità porta a ritenere che l’artigiano che produsse il peso, lavorasse anche alla produzione di sigilli, che sono infatti scritti “a specchio”. Apparentemente, l’artigiano che incise l’iscrizione sul peso, si confuse e utilizzò la scrittura a specchio che era solito usare per i sigilli. Da questo errore possiamo desumere che gli artisti che incidevano i pesi durante il periodo del Primo Tempio, erano gli stessi specializzati nella creazione dei sigilli. Durante il periodo del Primo Tempio, quando venne introdotta la tassa di mezzo siclo che ogni uomo con più di vent’anni doveva portare al Tempio, non esistevano monete da mezzo siclo. I pellegrini dovevano pagare in argento l’equivalente di un beka (mezzo siclo). Venivano così usati lingotti d’argento il cui peso veniva determinato usando una bilancia in cui, sull’altro piatto, venivano messi i pesi “beka”, equivalenti a 11,33 grammi odierni.
La prima moneta ebraica con la scritta “beka” venne coniata solo a partire dal V secolo a.C.
(Fonte: timeofisrael.com)

EYpic011-1024x640

Sigillo di 8,000 anni fa trovato in Turchia

5be580357af50721e441fe35

Un sigillo di terracotta risalente a 8,000 anni fa è stato ritrovato nella provincia di Smirne (odierna Izmir), lungo la costa turca dell’Egeo. Il sigillo circolare, dal diametro di 7 cm, è stato rinvenuto nel tumulo di Yeşilova, il più antico insediamento umano nella provincia di Izmir. Secondo l’archeologo Zafer Derin, che ha diretto gli scavi, il sigillo, uno dei più grandi trovati in Anatolia, simboleggia il sole ed è importante sia per le grandi dimensioni che per il design. Secondo Derin, la persona che possedeva il sigillo era un amministratore, un uomo d’affari. Il sole era infatti considerato un simbolo di potenza e, nell’età del Bronzo, molte delle divinità più importanti erano collegate al sole. Il sigillo verrà nei prossimi giorni accuratamente esaminato per comprendere a fondo il suo utilizzo.
(Fonti: hurriyetdailynews.com e dailysabah.com)

8 novembre: Mundus Patet

Sarcofago_romano_degli_sposi_alla_porta_di_ade_custodita_da_mercurio,_II_secolo_01
Sarcofago degli sposi alla porta di Ade custodita da Mercurio, Museo dell’Opera del Duomo, Firenze

L’8 novembre, nella tradizione romana più arcaica, era uno dei tre giorni all’anno (gli altri erano il 24 agosto  e il 5 ottobre) in cui il mondo dei morti entrava in comunicazione col mondo dei vivi.

Questa ricorrenza era denominata “Mundus Cereris”, il mundus di Cerere, indicato nei calendari romani anche come “Mundus patet”, il giorno in cui “il mundus è aperto”. Il mundus era una fossa circolare, come la volta celeste, che dava accesso al mondo sotterraneo e che si trovava in un luogo annesso al tempio di Cerere, dea legata anch’essa al mondo dei morti.

Sarcofago_romano_degli_sposi_alla_porta_di_ade_custodita_da_mercurio,_II_secolo_03
Sarcofago degli sposi (particolare)

La nozione di mundus è una delle più controverse della religione romana. Secondo Catone (il figlio del Censore), citato da Festo, la fossa era chiamata “mundus“, con un termine che designava la volta celeste, perché la sua estremità superiore era simile al cielo, mentre la parte inferiore, consacrata agli dei Mani, restava sempre chiusa, tranne che nei tre giorni in cui, appunto, “mundus patet”, il mundus è aperto. Questi giorni venivano considerati dies nefasti e religiosi, in cui era cioè sconveniente fare qualunque cosa non fosse strettamente necessaria.

In questi giorni, in cui si apriva la via di accesso agli inferi, era infatti proibita, secondo Festo, qualsiasi attività ufficiale: non si mobilitavano truppe, non si attaccava battaglia coi nemici, non si tenevano i comizi, non si potevano arruolare truppe o salpare con le navi salvo casi di assolutà necessità ¹; era, infine, vietato anche sposarsi o congiungersi alla moglie per fare figli. Si trattava di giorni, sempre secondo la testimonianza di Festo, in cui i segreti della religione degli dèi Mani erano portati alla luce e rivelati.

20190823_200336
La tipica formula della dedica “agli Dei Mani”

Con il nome di “dèi Mani” si indicava la collettività degli spiriti dei defunti, che si trovavano nel sottosuolo, ma già anticamente si dibatteva sulla reale natura dei Mani. Alcuni li consideravano veri e propri dèi che governavano il regno sotterraneo; per altri,  come Apuleio, essi erano gli spiriti dei defunti la cui indole non era né buona né malvagia ³.

Non conosciamo la natura di questi tenebrosi segreti, forse di natura misterica, risalenti alle epoche più remote della religiosità romana e divenuti ormai oscuri anche agli autori romani più tardi (Festo, Varrone, Macrobio) che ne parlavano. Pare comunque che i pericoli dell’apertura del Mundus non fossero legati a un’eventuale risalita dei morti dagli Inferi, ma a una discesa probabilmente più facile nel regno dei morti. Da qui l’idea che fosse meglio muovere guerra quando la “bocca di Plutone”, cioè la porta di accesso agli Inferi, fosse chiusa.

Altare_funerario_di_telegennio_antho,_50-75_dc_ca_(uffizi)_04_porta_dell'ade
La porta di ingresso dell’Ade, sull’altare dedicato a Telegennio Antho, Uffizi, Firenze

Il “mundus di Cerere” non va confuso con l’altro mundus della tradizione romana, cioè la fossa chiusa per sempre in cui Romolo, al momento della fondazione di Roma, seguendo un rituale suggeritogli da àuguri etruschi, “aveva deposto le primizie di tutto ciò che è bello e di tutto ciò che è necessario secondo natura; poi ciascuno gettò nella fossa una porzione della terra del paese da cui proveniva, dopo di che le mescolarono. Chiamano questa fossa con lo stesso nome che danno al cielo, cioè mundus. In seguito, prendendo questa fossa come centro, tracciarono in cerchio il perimetro della città” ³. Si trattava, in questo caso, dell’importante fossa destinata a costituire il centro della fondazione, e non di un accesso al mondo sotterraneo.

NOTE

¹ Festo (De verborum significatu, p. 273 Lindsay)

³ Apuleio (Il demone di Socrate, XV))

³ Plutarco (Vita di Romolo, 11, 1-4)

 

Statue di epoca arcaica rinvenute in Grecia

Kouros-Atalanti2

Dal Ministero della Cultura Greca è giunta la notizia della fortunata scoperta di alcune statue di epoca arcaica avvenuta nella città di Atalanti, 150 chilometri a nord-ovest di Atene. Tutto è nato dal casuale ritrovamento in un campo, ad opera di un agricoltore, del torso di un “kouros”, una giovane figura maschile nuda. Gli archeologi, prontamente intervenuti dopo essere stati avvertiti dalle autorità, hanno rinvenuto i frammenti di altre tre statue in pietra calcarea e un basamento triangolare. Tutti i frammenti delle statue comprendono il torso e, il più grande, anche la testa. Sono state inoltre rinvenute anche sette tombe risalenti al V-II secolo a.C., che si ritiene facciano parte di una più vasta area sepolcrale. Ulteriori indagini archeologiche sono in corso per verificare la presenza di altri reperti.