Complesso funerario di epoca romana scoperto in un giardino a Gaza

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Venerdì 26 gennaio, quando Abdul Karim al-Kafarnah si è accorto che l’acqua piovana si infilava in un buco nel suo giardino, ha fatto un’incredibile scoperta: dei gradini che conducevano a un antico complesso funerario sotterraneo. Il venticinquenne Abdul Karim vive nel distretto di Beit Hanoun, nella Striscia di Gaza, vicino al confine israeliano, una zona che ha subito intensi bombardamenti durante il conflitto del 2014 tra l’esercito israeliano e i militanti palestinesi. La sua casa di famiglia è stata distrutta e nell’area circostante sono rimasti vasti crateri nel terreno. Le pesanti precipitazioni di questa settimana lo hanno condotto in un punto in cui, rimuovendo una grossa pietra, ha trovato una scala che portava a un’antica tomba situata a quattro metri di profondità.
“Ho scoperto il punto in cui l’acqua si convogliava nel sottosuolo; ho sollevato la pietra e dall’apertura è uscito un odore di chiuso”, ha dichiarato Abdul. Scendendo nel sotterraneo, Abdul ha trovato un totale di nove tombe, alcune contenenti pile di ossa appartenenti probabilmente a gruppi di più persone. All’interno delle tombe sono state trovate anche lampade votive e altri frammenti di vasi di ceramica.

L’archeologo Ayman Hassouna, che vive a Gaza, ha affermato che i reperti rinvenuti nel sito fanno ipotizzare per le tombe una datazione di circa duemila anni fa, in piena epoca romana.
“I metodi di sepoltura e di costruzione di queste tombe risalgono al periodo romano, ma il complesso funerario potrebbe essere rimasto in uso fino al primo periodo bizantino (dal V al VII secolo)”, ha detto Ayman Hassouna. Il professor Jodi Magness, un archeologo dell’Università del North Carolina, ha affermato che tali tombe erano relativamente comuni in Terra Santa tra il 100 a.C. e il 100 d.C., e ancora tra il 300 e il 500 d.C.
“In genere, si trattava di tombe di famiglia, o talvolta complessi di sepolture più grandi potevano essere suddivisi tra famiglie”, ha dichiarato Jodi Magness. Gaza era una fiorente città portuale in epoca romana e bizantina e vantava molti antichi monumenti, tra cui un ippodromo e un teatro, che purtroppo sono andati perduti.(Fonti: dailymail.co.ukhoustonchronicle.comdailysabah.com)

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Antica tomba di epoca romana o bizantina scoperta in Turchia

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Secondo quanto riportato dalle agenzie giovedì, dei lavoratori che stavano effettuando scavi per la costruzione di opere idrauliche facenti parte di un sistema di irrigazione nel distretto di Anamur, nel sud della provincia di Mersin, in Turchia, hanno scoperto un’antica tomba risalente ad epoca romana o bizantina. Gli operai, dopo aver trovato i resti della tomba, hanno immediatamente avvertito il direttore del Museo di Anamur, e l’archeologo Murat Kalas, che lavora per il museo, ha informato del ritrovamento la direzione culturale provinciale. Le testimonianze riferiscono della presenza, all’interno della tomba, di frammenti di un’anfora rossa e di altri manufatti antichi. Si attende ora che gli studiosi portino a compimento gli esami dei reperti per determinare con precisione l’epoca a cui risale la tomba. Mersin, una città portuale del Mediterraneo situata vicino a Cipro, era già abitata fin dal 6300 a.C.. Importante tappa nelle rotte commerciali nel Mediterraneo e favorita da una posizione strategica, Mersin fu occupata fa Ittiti, Assiri, Persiani e Greci, prima di entrare a far parte della provincia romana della Cilicia.

Fonti: dailysabah.com

Il 27 Gennaio 98 d.C. muore a Roma l’imperatore Nerva

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Il 27 Gennaio del 98 d.C. muore a Roma l’imperatore Marco Cocceio Nerva; gli succederà il figlio adottivo Traiano. Era entrato in carica il 18 Settembre del 96. Nerva era nato a Narnia (Narni) nel 30 d.C. da una nobile famiglia dell’aristocrazia umbra. Amico di Nerone, era pretore quando venne scoperta la congiura dei Pisoni (65 d.C.) e, dopo la sua caduta, mantenne ottimi rapporti anche con i Flavii, ricoprendo il consolato nel 71 e nel 90. Nerva era senatore al momento della congiura di palazzo che eliminò Domiziano nel 96 e venne acclamato imperatore. Il suo breve principato è caratterizzato dal costante impegno di moralizzare la vita pubblica eliminando la piaga dei delatori, usati da Domiziano per eliminare gli oppositori con false accuse, di rimettere ordine nelle finanze imperiali e di aiutare i cittadini in difficoltà economiche.

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Nerva dovette anche sventare una congiura ai suoi danni, organizzata da Calpurnio Crasso Frugi Liciniano, discendente del Crasso morto a Carre nel 53 a.C.. La svolta del principato di Nerva avvenne quando il prefetto del pretorio Casperio Eliano, con l’appoggio dei pretoriani, pretese da Nerva la condanna a morte di due dei responsabili della congiura contro Domiziano, e precisamente di Petronio Secondo, ex prefetto del pretorio e di Claudio Partenio, cubicularius (cameriere personale) di Domiziano. Di fronte al fermo rifiuto di Nerva, Casperio fece comunque uccidere dai pretoriani i due malcapitati, compiendo un gravissimo atto di insubordinazione nei confronti del principe. Da questo drammatico episodio Nerva, molto anziano e dalla salute malferma, capì che sarebbe stato necessario nominare un successore in grado di tenere testa alle pretese dei pretoriani e, pur avendo dei parenti in vita, abbandonò il principio dinastico e scelse di adottare il migliore, Marco Ulpio Traiano, allora legato della Germania Superiore, nominandolo Cesare e lasciandogli anche il compito di vendicare l’affronto subito da Casperio. Dopo qualche mese, il 27 gennaio 98, Cocceio Nerva morì e Traiano, fatti convocare alla sua presenza Casperio Eliano e i pretoriani che si erano ribellati a Nerva, li fece eliminare, ottemperando al desiderio del suo predecessore. Nerva venne sepolto con tutti gli onori nel Mausoleo di Augusto.nerva019

Il teatro ellenistico di Agrigento continua a riemergere dalla Valle dei Templi

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Continua il lavoro incessante degli archeologi all’opera per riportare alla luce il teatro ellenistico dell’antica Akragas (Agrigento), la cui scoperta è stata annunciata al termine del 2016, come una delle più grandi mai fatte negli ultimi anni. La seconda tranche degli scavi archeologici alla Valle dei templi, ha riportato infatti alla luce i gradoni su cui gli spettatori sedevano per assistere a opere teatrali e incontri pubblici nella città del IV secolo a.C.. Una scoperta a lungo attesa dagli archeologi dell’ente parco siciliano e del Politecnico di Bari, impegnati negli scavi. “Siamo a metà dell’opera – commenta il direttore del parco archeologico di Agrigento, Giuseppe Parello – e a fine gennaio concluderemo questi lavori di scavo che hanno confermato la struttura del teatro”. I grandi blocchi trapezoidali che formano i gradoni si trovavano pochi centimetri sotto il terreno sotto cui è sepolto il teatro ellenistico. “La nostra speranza – dice Antonello Tini del Politecnico di Bari – è trovare altre sedute integre, nella loro posizione originaria, scendendo lungo la pendenza della struttura, per ricostruire perfettamente il teatro”. Dalle prime indagini, l’edificio risulta essere di dimensioni considerevoli, di 100 metri di diametro. Oltre ai blocchi di pietra della cavea, gli scavi hanno portato alla luce alcune maschere teatrali e lucerne, oggetti tipici legati all’utilizzo di un teatro antico.

Inoltre, è stato rinvenuto un frammento di vaso a figure rosse su fondo nero: si tratta, secondo le prime ipotesi, di un frammento di un oggetto che verosimilmente raffigurava una scena della Centauromachia, la battaglia tra i centauri (nella mitologia greca delle creature metà uomo e metà cavallo) e il popolo mitico dei Lapiti.

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Un tema molto diffuso in tutta l’arte greca e, in particolare, nella realizzazione di vasellame. Il frammento individuato (che potrebbe non essere solitario) ritrae nello specifico un guerriero nell’atto di scagliare un masso. Tutti i reperti rinvenuti saranno oggetto di studi in vista di una esposizione che sarà allestita nei prossimi mesi. Al termine dei lavori di scavo, in primavera partirà un’altra grande campagna di scavi finanziata con due milioni di euro dal Patto per il sud. L’intento degli archeologi, come spiega Maria Concetta Parello della Valle dei templi, è di portare alla luce il resto delle strutture attraverso indagini stratigrafiche.

(Fonti: archaeologynewsnetwork.blogspot.it; ansa,it)

Accampamento romano scoperto nella Repubblica Ceca

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Durante le loro spedizioni contro le varie tribù barbariche, gli eserciti romani raggiunsero il territorio dell’attuale città di Brno. Questa è almeno la conclusione alla quale si è giunti grazie ai recenti scavi archeologici che hanno portato alla luce un accampamento romano risalente al II secolo d.C. nella capitale della Moravia. Si tratta di una scoperta importante per l’archeologia della Moravia, e non solo. Gli archeologi di Brno hanno scoperto, grazie agli scavi preventivi effettuati in vista della costruzione di due nuove case, la prima traccia della presenza di soldati romani nella città. I resti di questo accampamento militare si trovano in via Vojtova, non lontano dal centro della metropoli. L’archeologo Václav Kolařík della compagnia Archaia, responsabile di questi scavi, presenta così la scoperta: “Questo campo risale al tempo delle Guerre Marcomanniche: tra gli anni 166 e 180 della nostra era, i Romani furono in guerra con le tribù germaniche del Medio Danubio. Questo campo fu costruito durante l’offensiva romana, tra il 172 e il 180”. Durante il II secolo, la devastazione causata nell’impero romano dalle invasioni dei popoli barbarici, in particolare dalle tribù germaniche, costrinse gli eserciti romani, sotto l’imperatore Marco Aurelio, a spingersi nel cosiddetto Barbaricum, il territorio oltre il Reno e il Danubio occupato dai barbari al di fuori del controllo di Roma. Diversi campi militari furono così costruiti nel territorio dell’attuale Moravia, la parte orientale della Repubblica Ceca, abitata all’epoca dai Marcomanni e dai Quadi. In passato, un accampamento romano è stato scoperto nella città di Modřice, non lontano da Brno. È tuttavia stata principalmente la regione di Břeclav, nella Moravia meridionale, il teatro delle spedizioni romane contro i barbari.

“Sulla loro strada a nord del Danubio, i Romani costruirono accampamenti che dovevano assicurare la loro avanzata sul territorio dei barbari. Nella Repubblica Ceca, la più grande concentrazione di questi accampamenti si trova vicino ai laghi di Nové Mlýny, a Mušov, e poi a Přibice e Ivaň. Altri accampamenti sono stati scoperti anche nella Moravia centrale, in particolare a Olomouc, vicino alle città di Kroměříž e Hulín, e a Jevíčko”, ha spiegato Václav Kolařík. A differenza dell’accampamento di Mušov, dove furono costruiti diversi edifici in pietra, l’accampamento di Brno servì solo come rifugio temporaneo di modesta grandezza, che non poteva ospitare più di una singola unità di soldati romani. Le tende, erette su una superficie di diverse centinaia di metri quadrati, erano protette da un bastione. “Era uno dei punti di appoggio dei romani sulla via per il Barbaricum: si trova sul fiume Svratka, vicino a un grosso guado: lo scopo dell’accampamento era di sorvegliare questo guado e assicurare così che i soldati romani potessero avanzare all’interno del paese. Funzionava anche come stazione di rifornimento per le unità che avevano già attraversato il fiume”.

Ma per Václav Kolařík questa scoperta ha un altro aspetto importante: “Nei siti degli accampamenti militari romani, a volte è possibile trovare alcuni oggetti usati dai soldati. Queste scoperte sono tuttavia rare. A Brno, abbiamo scoperto un vaso di ceramica quasi intatto, usato per preparare i pasti. Questo vaso si ruppe e i soldati lo abbandonarono sul posto. Abbiamo trovato anche un ornamento di bronzo che faceva parte dell’armatura di un legionario romano”. Gli scavi saranno completati entro la fine di gennaio. Tutti gli oggetti trovati saranno quindi trasferiti nel Museo della città di Brno.

(Fonti: archaeologynewsnetwork.blogspot.it; www.brno.cz)

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Determinata la data di costruzione della Porta Nigra di Treviri

portanigrathGli archeologi sono riusciti a determinare la data esatta di costruzione della Porta Nigra a Treviri. La Porta Nigra, che è il monumento più antico del suo genere in Germania, sarebbe stata edificata precisamente 1.848 anni fa. Fino ad ora, la data di costruzione della Porta Nigra di Treviri, la porta più grande di una città romana a nord delle Alpi, poteva solo essere stimata. I ricercatori la avevano datata presumibilmente tra il 150 e il 320 d.C.. Gli scienziati sono ora invece riusciti a determinare esattamente quando è stata costruita la porta della città, grazie ad un antico palo di legno che è stato rinvenuto negli scavi archeologici. E’ stata costruita esattamente durante il principato di Marco Aurelio nel 170 d.C., e quindi 1.848 anni fa.servio-tullio “Si tratta di una pietra miliare nella storia della città di Treviri”, ha detto il direttore del Rheinisches Landesmuseum di Treviri, quando venerdì i risultati della scoperta sono stati resi noti. La Porta Nigra (che in latino significa “nera”) è stata chiamata così a causa del colore scuro della sua pietra arenaria. Il più grande monumento romano del suo genere in Germania, fa parte del complesso dei Beni patrimonio dell’umanità di Treviri. Porta-Nigra-wood-pilingIl fatto che l’antico palo in legno di quercia risalga all’inverno del 169/170 d.C. è stato un “colpo di fortuna”, secondo Mechthild Neyses-Eiden, un esperto di dendrocronologia – la scienza che permette di stabilire la datazione di giacimenti archeologici attraverso lo studio degli accrescimenti annuali di alberi fossili – che ha condotto la ricerca al museo di Treviri. “All’epoca, il legno veniva usato per la costruzione subito dopo che l’albero era stato abbattuto”, ha spiegato Mechthild Neyses-Eiden.
(Fonti: archaeologynewsnetwork.blogspot.it; thehistoryblog.comhttp://www.dw.com)

La Grecia chiede a un museo tedesco la restituzione di un frammento delle metope del Partenone

centaur-parthenon01Il governo greco ha ufficialmente chiesto a un museo tedesco la restituzione del frammento di una scultura di marmo che un tempo ornava il Partenone di Atene. La scultura, la testa di uno dei centauri raffigurati nelle metope del Partenone, è stata in mostra nel museo Martin Von Wagner dell’Università di Würzburg negli ultimi 160 anni. La scultura ha 2400 anni, come il resto delle metope del Partenone ospitate nel British Museum di Londra da 200 anni. Il pezzo è entrato in possesso di Martin Von Wagner agli inizi del XIX secolo, proveniente da una collezione privata d’arte italiana. Il pittore, scultore e collezionista d’arte tedesco non aveva idea che la scultura facesse parte del Partenone quando l’acquistò. Il governo greco ne ha ora ufficialmente chiesto il ritorno, ma Jochen Griesbach, professore di archeologia dell’Università di Würzburg e direttore del museo, ha opposto un netto rifiuto alla richiesta. Griesbach sostiene che il museo ha ricevuto per anni lettere da un comitato svizzero per la riunificazione delle sculture del Partenone, ma anche in questo caso ha sempre rifiutato di acconsentire alla richiesta. L’argomento principale per cui l’università tedesca rifiuta di acconsentire alla restituzione è che la scultura faceva parte di una donazione di Wagner che, in un manoscritto del 1858, aveva stabilito come condizione che il pezzo non fosse venduto, trasferito o donato.
(In foto, il frammento della testa di centauro del Martin von Wagner Museum, a Würzburg)

Fonti: greekreporter.com; archaeologynewsnetwork.blogspot.it