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Furrinalia (25 luglio)

Il 25 luglio si celebrava ogni anno la festa dei Furrinalia, in onore di Furrina, un’antica divinità italica legata alla vita dei campi e alla vegetazione. Probabilmente, Furrina era patrona delle acque sotterranee e dei pozzi, come indurrebbe a pensare il fatto che le festività della seconda metà di Luglio – come i Lucaria del 19-21 luglio e i Neptunalia del 23 – avevano la funzione di scongiurare la siccità – un pericolo sempre incombente in un periodo torrido come l’estate – e a propiziare le acque necessarie per le semine. A Furrina erano dedicati una sorgente e un bosco sacro ai piedi del Gianicolo, sulla riva destra del Tevere, denominato Lucus Furrinae, dove Gaio Gracco trovò la morte nel 121 a.C.

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Statuetta di ninfa, Museo Archeologico Nazionale di Napoli

L’importanza di Furrina in età arcaica è testimoniata dal fatto che al suo culto era preposto un flamine minore, il Flamen Furrinalis. Tuttavia, la mancata assimilazione ad una divinità greca portò ad un progressivo abbandono del suo culto e allo sfumare della sua identità, tanto che al tempo di Varrone e Cicerone la sua figura era già oscura. Cicerone stesso, pur di fornire qualche spiegazione, era costretto a ricollegare etimologicamente il nome di Furrina alle Furie, dee della vendetta, (De natura deorum, III, 46), corrispondenti alle Erinni della mitologia greca. In età imperiale, infatti, il nome di Furrina viene citato al plurale, come le Furie, in alcune epigrafi, oppure è degradato al ruolo di ninfa, dopo che Nettuno – forte della sua identificazione con Poseidone – ne ebbe evidentemente assorbito tutte le prerogative in fatto di signoria sulle acque marine e interne.