Nascita di Gordiano III (20 gennaio 225 d.C.)

Il 20 gennaio del 225 d.C. nasceva a Roma Marco Antonio Gordiano, noto come Gordiano III; venne proclamato imperatore dai pretoriani, che avevano appena assassinato i due Augusti Pupieno e Balbino. Gordiano III era figlio del senatore Giunio Licinio Balbo e di Mecia Faustina, figlia di Gordiano I e sorella di Gordiano II, e salì al trono alla giovane età di tredici anni.

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Busto di Gordiano III, Museo del Louvre, Parigi

Apparteneva a una facoltosa famiglia di proprietari terrieri che era arrivata al soglio imperiale nel 238 d.C. con il nonno e lo zio del piccolo Gordiano. Infatti, in seguito all’aumento della pressione fiscale e delle requisizioni di terre necessari per sostenere le spese delle guerre contro i Germani, era scoppiata una rivolta contro l’imperatore Gaio Giulio Vero Massimino, detto il Trace, appoggiata dai ricchi proprietari terrieri appartenenti alla classe senatoria, che lamentavano continue vessazioni da parte del sovrano. La sollevazione iniziò nel febbraio del 238 in Africa, a Cartagine, dove il procuratore a cui era affidata l’amministrazione fiscale venne assassinato durante una rivolta popolare ¹. I rivoltosi si recarono a Tisdro, dove proclamarono imperatore l’ottantenne proconsole d’Africa, Marco Antonio Gordiano Semproniano Romano. 

Gordiano I, dopo una iniziale riluttanza, spinto dall’ambizione, accettò la carica e si associò subito al potere l’omonimo figlio Gordiano iunior, che aveva la carica di legato della provincia, conosciuto in seguito come Gordiano II. Poi, i due si recarono a Cartagine, dove organizzarono un piano per eliminare Vitaliano, il prefetto del pretorio fedele a Massimino. A tale scopo, Gordiano I inviò a Roma un gruppo composto da centurioni e soldati disposti a tutto e guidati dal questore della provincia d’Africa. I sicari, fingendo di dover comunicare a Vitaliano un messaggio da parte di Massimino, si introdussero alla sua presenza e lo accoltellarono senza problemi.

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Ritratti di Gordiano I e Gordiano II

Dopo l’assassinio, il Senato riconobbe ufficialmente i due Gordiani e invitò il resto delle province a fare altrettanto. Massimino si trovava in Pannonia e, consigliato dalla moglie a non reagire con eccessiva ferocia contro in Senato di Roma, si limitò a cercare di soffocare la rivolta solo in Africa, dove Capelliano, il legato di Numidia, al comando di un esercito composto da legionari numidi, tra marzo e aprile del 238, sconfisse e uccise in battaglia Gordiano II. Poi, mentre le sue truppe entravano a Cartagine, anche l’anziano Gordiano I si tolse la vita. Erano trascorsi solo ventidue giorni dall’acclamazione dei due Gordiani ma, con la loro morte, Massimino il Trace non aveva risolto i suoi problemi; infatti, la rivolta si era ormai estesa a tutta l’Italia.

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Busto di Gordiano III, Altes Museum, Berlino

Il Senato, in cui era forte la presenza dei latifondisti, si preparò a organizzare la resistenza contro Massimino ed elesse a questo scopo un collegio di vigintiviri per la difesa dello Stato, dai quali scelse due anziani membri, che vennero proclamati imperatori: Marco Clodio Pupieno Massimo e Decimo Celio Balbino.

Il primo atto di Pupieno e Balbino fu la divinizzazione dei due Gordiani ²; poi, per tranquillizzare il popolo e i soldati, da sempre favorevoli alla stabilità che in teoria veniva garantita da una dinastia, nominarono cesare il tredicenne Gordiano III. Quindi, mentre Balbino restava a Roma, Massimo Pupieno, alla testa dell’esercito, si dirigeva contro Massimino che, nel frattempo, per reprimere la rivolta, era entrato in Italia e stava assediando Aquileia, la cui difesa era affidata a due abili funzionari di rango consolare: Rutilio Pudente Crispino e Tullio Menofilo.

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Busto di Massimino il Trace, Musei Capitolini, Roma

Durante l’assedio di Aquileia, trovatesi in territorio ostile e con i rifornimenti tagliati, le truppe di Massimino persero morale e subirono gravi perdite. Iniziò quindi a serpeggiare il malcontento tra i soldati e, alla fine di maggio del 238, alcuni uomini della II legione Partica, preoccupati per la sorte dei propri familiari, che erano stanziati nei pressi di Roma, sul monte Albano, uccisero Massimino, suo figlio Gaio Giulio Vero Massimo, che era stato nominato cesare, e il prefetto del pretorio Anullino. Le loro teste vennero inviate a Roma. Pupieno, giunto da Ravenna ad Aquileia dopo l’assassinio di Massimino, si limitò a perdonare e rimandare a casa le truppe del defunto imperatore, per poi tornare dopo qualche giorno – accompagnato da ausiliari a lui fedeli venuti dalla Germania – a Roma, dove fu accolto dall’altro augusto Balbino e dal cesare Gordiano III.

Nell’Urbe, i due augusti continuarono formalmente a governare di comune accordo, anche se ognuno di loro riteneva di essere meritevole del potere supremo. Putroppo per Balbino e Pupieno, i pretoriani non sopportavano di sottostare agli ordini di due sovrani nominati dal Senato e non da loro stessi; li tratteneva solo la presenza degli ausiliari germani presenti a Roma, che proteggevano Pupieno. Tuttavia, nel giugno 238, i pretoriani decisero di agire e assalirono il palazzo imperiale mentre Balbino, sprecando tempo prezioso, si opponeva al tentativo di Pupieno di chiamare i germani in aiuto, temendo che il collega li volesse usare contro di lui.

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Ritratti di Pupieno e Balbino

Mentre i due augusti discutevano tra loro, i pretoriani sfondarono le porte e li afferrarono, lacerandone le vesti; li trascinarono seminudi fuori dal palazzo, oltraggiandoli in ogni modo, percuotendoli e strappando loro barba e sopracciglia. Poi, venuti a sapere che i germani stavano arrivando in tutta fretta in difesa dei sovrani, uccisero barbaramente i due principi e ne abbandonarono i corpi sulla strada. Quindi, sollevarono sulle spalle il cesare Gordiano, lo proclamarono imperatore e lo portarono nel loro accampamento, restando in attesa delle decisioni del Senato. Gli ausiliari germani, constatata la morte di Pupieno e Balbino, ritennero inutile combattere per due cadaveri e ritornarono nel loro quartier generale ³. Così morirono, dopo solo pochi mesi di regno, Pupieno e Balbino, all’età rispettivamente di settantaquattro e sessant’anni ⁴.

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Sarcofago di Acilia (Particolare), con probabile ritratto di Gordiano III; Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo

Il Senato ovviamente ratificò la proclamazione di Gordiano III per non entrare in attrito coi pretoriani e perché il ragazzo era in fondo benvoluto da tutti, in quanto il nonno e lo zio erano morti per essersi opposti a Massimino. Gordiano III regnò fino al 244, guidato abilmente dal suo prefetto del pretorio Gaio Furio Sabino Timesiteo Aquila, di cui sposò la figlia Tranquillina. Purtroppo per lui, Timesiteo morì nel 243 e la prefettura del pretorio fu assunta da Marco Giulio Filippo, detto l’Arabo; per Gordiano III fu l’inizio della fine.

NOTE

¹ Erodiano (Storia dell’impero romano dopo Marco Aurelio, VII, 4, 6)

² Historia Augusta (Vite di Massimo e Balbino, 4, 1)

³ Erodiano (Storia dell’impero romano dopo Marco Aurelio, VIII, 8, 3-7 )

⁴ Zonara (Epitome, XII, 17)

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