Morte di Vitellio (20 dicembre 69 d.C.)

Il 20 dicembre del 69 d.C., dopo otto mesi e un giorno di regno, veniva trucidato a Roma Aulo Vitellio. Terminava così, con un altro bagno di sangue, il cosiddetto anno dei quattro imperatori e iniziava il regno di Vespasiano.

Dopo la defezione delle legioni di Mesia, Pannonia, Siria e Giudea, che avevano acclamato Vespasiano come imperatore ¹, le truppe di Vitellio erano state duramente sconfitte il 24 ottobre del 69 d.C., nella seconda battaglia di Bedriaco, dalle legioni flaviane guidate da Antonio Primo.

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Ritratto di Vitellio, Museo del Bardo, Tunisi

A Roma, intanto, Flavio Sabino, prefetto dell’urbe e fratello di Vespasiano, aveva cercato di convincere Vitellio ad abdicare, ma il tentativo di negoziazione era finito nel sangue. Infatti, il 19 dicembre i sostenitori di Vitellio avevano incendiato il Campidoglio ², dove si erano asserragliati i partigiani di Vespasiano, e il tempio di Giove Ottimo Massimo. Nei durissimi scontri che erano seguiti, Flavio Sabino aveva perso la vita, arso vivo nel rogo o giustiziato su ordine di Vitellio dopo essere stato catturato, e il giovane Domiziano si era salvato a stento nascondendosi nell’abitazione del custode del tempio di Giove Capitolino ³. Il corpo di Flavio Sabino venne trascinato alle Gemonie, la scalinata che univa il Campidoglio al Foro, dove venivano gettati i traditori ⁴, e decapitato.

Mentre il Campidoglio bruciava, le truppe flaviane, guidate da Antonio Primo, seguendo la via Flaminia erano arrivate a Saxa Rubra, mentre quelle di Petilio Ceriale, genero di Vespasiano, percorrevano la via Salaria. Venuti a conoscenza della morte di Flavio Sabino, Antonio e Ceriale si resero conto di aver già perso troppo tempo e tentarono di entrare in città. Tuttavia, la fanteria e i cavalieri di Vitellio intercettarono la cavalleria di Ceriale poco fuori dall’Urbe e la misero in fuga, inseguendola fino a Fidene. Vitellio cercò in extremis di ottenere una tregua inviando ad Antonio Primo un’ambasceria guidata dal filosofo stoico Musonio Rufo ⁵ e dalle Vergini Vestali. Purtroppo, l’uccisione di Flavio Sabino e il rogo del Campidoglio non lasciarono spazio alla trattativa. Dopo quella carneficina, la sorte di Vitellio era ormai segnata. Le truppe dei Flavi assalirono Roma da tre punti diversi; si accesero scontri furiosi fuori e dentro le mura e si combatté casa per casa ⁶, mentre gran parte della popolazione rimaneva a guardare, pronta a schierarsi, come al solito, dalla parte del vincitore. La conquista dell’accampamento dei pretoriani, difeso dai più valorosi, fu l’impresa più dura e sanguinosa: i Vitelliani si difesero strenuamente fino all’ultimo uomo e morirono tutti.

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Ritratto di Vitellio, Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen

Avvertito che il nemico era ormai nell’Urbe, Vitellio si recò prima in lettiga nella casa paterna sull’Aventino, dove si trovava la moglie, accompagnato solo da un cuoco e un pasticciere, con l’intenzione di fuggire a Terracina, dove si trovava il fratello Lucio Vitellio con le sue truppe; poi, dato ascolto a vaghe voci che davano per certa la pace, o perché in totale confusione, si convinse a ritornare al Palazzo, che trovò deserto. Abbandonato da tutti, si passò attorno alla vita una cintura di monete d’oro e si nascose nello sgabuzzino del portiere.

Nel frattempo, le avanguardie dell’esercito di Vespasiano erano entrate in città e iniziarono a perquisire il palazzo. Vitellio non fu subito riconosciuto ma poi, non appena venne identificato da un tribuno di nome Giulio Placido ⁷, venne trascinato nel Foro e lungo tutta la Via Sacra, con le mani legate dietro la schiena, un laccio al collo e la veste strappata.

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Vitellio trascinato per le strade di Roma (1883), Georges Rochegrosse

Mentre veniva sospinto con la testa tenuta indietro per i capelli e la punta di una spada sotto il mento, perché non potesse abbassare il capo, il popolo lo oltraggiava con ogni sorta di insulti; gli gettavano addosso fango e sterco e lo chiamavano “porco” per la sua stazza, e “incendiario” per aver causato il rogo del Campidoglio; lo deridevano anche per la sua andatura zoppicante, dovuta a una frattura che si era procurato quando, assistendo  Caligola nelle corse dei carri, tanti anni prima era stato investito da una quadriga ⁸. Vitellio venne costretto a guardare le sue statue che venivano abbattute e a sostare sui rostri e nel punto dove era stato ucciso Galba. A un tribuno che lo insultava, rispose:

“Eppure sono stato il tuo imperatore” ⁹.

Furono le sue ultime parole. Alla fine, presso le Gemonie, dove era stato gettato il cadavere di Flavio Sabino, fu dilaniato con minutissimi tagli e ucciso. Il suo corpo fu trascinato con l’uncino nel Tevere. La sua testa fu invece portata in giro per la città come un trofeo. Secondo Cassio Dione, i resti del corpo di Vitellio furono fatti seppellire in seguito dalla moglie ¹⁰.  Appena il giovane Domiziano ritenne di non correre più rischi, uscì dal suo nascondiglio e venne acclamato Cesare dalle truppe flaviane, in attesa dell’arrivo in città del padre Vespasiano.

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La morte di Vitellio; opera di Paul Baudry

Al momento della morte, Vitellio aveva cinquantasette anni di età. Dopo di lui, vennero uccisi anche il fratello Lucio, giustiziato dopo essere stato catturato mentre arrivava da Terracina per portargli aiuto, e il figlio Vitellio Germanico, che aveva solo otto anni ¹¹.

Per la ricostruzione degli avvenimenti di queste convulse giornate, fonti fondamentali sono:

Svetonio (Vitellio, 15-18)

Tacito (Historiae, III, 78 – 86)

Dione Cassio (Storie, LXV, 21, 2)

NOTE

¹ Svetonio (Vitellio, 15)

² Dione Cassio (Storie, LXV, 17, 3)

³ Svetonio (Domiziano, I)

⁴ Tacito (Historiae, III, 74, 5)

⁵ Tacito (Historiae, III, 81, 1)

⁶ Dione Cassio (Storie, LXV, 19, 3)

⁷ Tacito (Historiae, III, 84, 9)

⁸ Svetonio (Vitellio, 17)

⁹ Tacito (Historiae, III, 85, 2)

¹⁰ Dione Cassio (Storie, LXV, 22, 1)

¹¹ Tacito (Historiae, IV, 80, 1)

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