Transvectio equitum (15 luglio)

Alle idi di luglio, cioè il 15 del mese, si svolgeva la Transvectio equitum, la grande parata religiosa della cavalleria, che partiva dal tempio di Marte fuori Porta Capena, presso il quale si radunavano le truppe armate destinate a intervenire nella regione a sud di Roma. Il tempio era stato dedicato il 1° giugno del 368 a.C. dal duumviro Tito Quinzio, in seguito a un voto pronunciato durante la guerra gallica culminata col saccheggio di Roma del 390. Fonti più tarde attestano che in seguito la parata della cavalleria partiva dal tempio dedicato a Honos e Virtus, dinanzi a Porta Capena, ma sempre vicino al tempio di Marte.

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Le origini di questa cerimonia religiosa venivano fatte risalire alla battaglia del lago Regillo, nel 499 a.C., in cui i Romani affrontarono una coalizione di Latini. Nel momento più duro e incerto della battaglia, apparvero nella mischia due cavalieri più alti e belli degli altri, in groppa a cavalli bianchi e vestiti della trabea di porpora, che portarono scompiglio tra le fila dei Latini. La sera stessa, due cavalieri vestiti allo stesso modo apparvero nel Foro, fecero abbeverare i cavalli nella fontana di Giuturna (Lacus Iuturnae), annunciarono la vittoria dei Romani e scomparvero. I due cavalieri vennero identificati come i Dioscuri Castore e Polluce, intervenuti in soccorso dell’esercito romano, e nel 484 a.C. gli fu dedicato un tempio nei pressi della fonte di Giuturna.

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Statuette dei Dioscuri, III secolo d.C., Metropolitan Museum of Art, New York

La solenne parata dei giovani cavalieri partiva dal tempio di Marte fuori Porta Capena, effettuava una fermata intermedia per offrire un sacrificio nel tempio di Castore, che era il patrono della cavalleria, e si concludeva al tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio. I cavalieri si vestivano con una toga bordata di porpora, denominata trabea e sfilavano su cavalli ornati con rami d’ulivo, portando con sé le onorificenze ricevute in battaglia. La cerimonia impressionò Dionigi di Alicarnasso, che la descrisse così (Antichità Romane, VI, 13, 4):

“Soprattutto c’è la parata che si svolge dopo il sacrificio da parte di coloro che possiedono un cavallo pubblico, che ordinati per tribù e centurie procedono per file tutti a cavallo, come se tornassero dalla battaglia, coronati di rami d’ulivo e con indosso la toga orlata di porpora che chiamano trabea, partendo da un tempio extraurbano di Marte, attraversando il resto della città e il Foro fino a giungere al tempio dei Dioscuri, nel numero anche di cinquemila, portando con sé le onorificenze ricevute in battaglia, sublime e degno spettacolo della grandezza del loro potere”.

La tradizionale cerimonia della Transvectio equitum, che sul finire della Repubblica era ormai in declino, venne ripristinata da Augusto, al fine di ispezionare i cavalieri con un recognitio equitum o redarguire quelli che non avevano adempiuto ai loro doveri (probatio equitum).

 

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