5 luglio: Poplifugia

Il 5 luglio si svolgevano i Poplifugia o Poplifugium, che erano una delle festività denominate “Feriae Jovis” perché si tenevano in onore e sotto la tutela di Giove. Dei Poplifugia, purtroppo, non sappiamo quasi nulla, se non che forse rievocavano un momento di grave crisi in cui il popolo di Roma, di fronte a un misterioso avvenimento, era stato costretto alla fuga.

La cerimonia si svolgeva nella Palude Caprea (Palus Caprae), l’area del Campo Marzio in cui Romolo, durante un’assemblea popolare, scomparve senza lasciare traccia nel corso di una bufera con pioggia, tuoni e vento che oscurò la luce del giorno. Il 5 luglio di ogni anno, il popolo si radunava nella Palus Caprae per compiere un sacrificio – probabilmente officiato dal flamine di Giove, il flamen dialis – dopo aver attraversato le porte della città gridando ritualmente alcuni dei prenomi romani più comuni, come Gaio, Lucio e Marco.

Come tutte le festività romane la cui origine era molto antica, il significato dei Poplifugia divenne ben presto oscuro, anche se è probabile una sua contrapposizione con il Regifugium del 24 febbraio, in cui il rex sacrorum abbandonava i comizi e si rifugiava nella regia, per essere sostituito temporaneamente da un interrex, prima di ricomparire in pubblico il 1° marzo. La festa era forse anche collegata con le Nonae Caprotine che si svolgevano il 7 luglio, tanto da essere confusa con quest’ultima già da autori antichi.

A causa dell’oscurità che avvolgeva l’origine dei Poplifugia, già nell’antichità fecero dei tentativi di spiegarne il significato. Secondo Plutarco, la fuga del popolo si riferiva al momento di sbandamento e confusione che avrebbe colto i Quiriti subito dopo la scomparsa o l’assassinio di Romolo.

Altre fonti la collegavano alla fuga del popolo in armi davanti ai Latini di Fidenae e di Ficulea oppure agli Etruschi, che approfittarono del grave sbandamento dei Romani, successivo all’incendio di Roma ad opera dei Galli nel 390 a.C., per operare delle incursioni in città.

Tra i moderni, c’è chi intravede un collegamento con la fine della mietitura e quindi con la chiusura dell’annata agricola, laddove il Regifugium simboleggiava la fine dell’anno, che per i Romani iniziava il 1° marzo, quando il rex sacrorum faceva la sua ricomparsa in pubblico.

Allo stato attuale delle conoscenze e della scarna documentazione esistente, è purtroppo impossibile arrivare a conclusioni che non siano mere ipotesi.

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