Festa di Summano (20 giugno)

Il 20 giugno ricorreva a Roma l’anniversario della dedica del tempio di Summano nei pressi del Circo Massimo. Summano era un’antica divinità italica, forse di origine sabina; Varrone (De lingua latina, V, 74) pone infatti Summano tra gli dei il cui culto fu introdotto a Roma dal re Tito Tazio, che fece costruire un’ara presso cui si tributava un culto comune a Summano e Vulcano.

La leggenda narra che sulla sommità del tempio di Giove Capitolino esisteva una statua di Summano, e che nel 278 a.C. essa fu colpita da un fulmine. I Romani interpretarono questo evento come una manifestazione della volontà del dio volta ad ottenere un tempio proprio,  che gli fu dedicato il 20 giugno presso il Circo Massimo, in concomitanza col solstizio d’estate. Ma chi era veramente Summano e quali erano le sue prerogative?

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Giove di Smirne, Louvre, Parigi

Sulla sua identità rimangono ampi margini di incertezza. Ovidio (Fasti, VI, v. 731), già agli inizi del I secolo d.C. non ne ha più una chiara idea, quando scrive, alla data del 20 giugno, che “fu dedicato un tempio a Summano, chiunque egli sia“. Alcune iscrizioni tarde menzionano un Giove Summano, facendo ritenere che Summano fosse ormai un attributo di Giove, ma è possibile che in origine fosse un dio distinto. È certo però che Summano condivideva con Giove il ruolo di folgoratore. A Giove erano attribuiti i fulmini diurni, a Summano quelli notturni. Summano era quindi il dio del cielo notturno, al contrario di Giove, che era il signore del cielo diurno.

Da questo legame con i fulmini, alcuni pensano che Summano avesse una connessione con l’arte fulgurale (ars fulguratoria) degli etruschi, grandi esperti dell’arte di interpretare i fulmini, di cui, nei libri fulgurales, distinguevano nove tipi, contro i soli due dei romani (diurni e notturni). Il nome Summanus è però di origine latina, anche se la sua etimologia è controversa già dall’antichità. C’è chi ritiene che derivi da “sub mane“, cioè “che precede la mattina” nel significato di “notturno”; oppure dal superlativo “summus“, cioè “il sommo”; o ancora da “Summus Manium“, il sommo tra i Mani, gli spiriti dei defunti.

Comunque sia, Summano era il dio che si doveva placare dopo le folgori notturne; in suo onore venivano offerte in sacrificio delle caratteristiche focacce sacre, rotonde, a forma di ruota, dette Summanalia. I Fratelli Arvali gli sacrificavano invece due montoni neri.

Il tempio di Summano fu distrutto da un incendio nel 197 a.C., forse causato proprio ds un fulmine. La caduta di un fulmine, notturno o diurno che fosse, oltre ad essere una manifestazione divina, era un evento che poteva portare nefaste conseguenze. Era pertanto necessario costruire, sul luogo in cui era caduto il fulmine, un tempietto detto il “bidentale“, che prendeva il nome dalla vittima del sacrificio che veniva offerto in espiazione: una pecora di due anni, chiamata appunto bidentale, come “bidentali” erano chiamati anche i sacerdoti chiamati ad effettuare la cerimonia.

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Ercole dal Teatro di Pompeo, Musei Vaticani, Roma

Quando una statua veniva colpita da un fulmine, doveva essere sottratta alla vista pubblica e sepolta in una fossa insieme ai resti di un agnello. Possediamo un esemplare di statua colpita da un fulmine, che fu trovata nel 1864 nella zona del teatro di Pompeo ed è ora custodita nei Musei Vaticani; si tratta di una statua di Ercole del I-III secolo d.C., in bronzo dorato, alta circa 4 metri, rinvenuta sotto una lastra di travertino sulla quale era incisa la formula F C S (fulgur conditum Summanium), a indicare che era stata colpita da un fulmine notturno.

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