Sporo, il liberto che divenne imperatrice

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Ermafrodito dormiente, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo,  Roma

Nel 65 d.C., la seconda moglie di Nerone, Poppea Sabina, che attendeva un bambino, morì improvvisamente per una complicazione della gravidanza. Ci fu anche chi mise in giro la diceria che Nerone, in preda ad un accesso d’ira, avesse sferrato un violento calcio al ventre della donna, causandole un aborto spontaneo e la morte. Non sapremo mai la verità. Nerone sentiva però la mancanza di Sabina e cercò di colmare questo vuoto facendosi portare e tenendo presso di sé una donna che le somigliava. Un giorno, venne a sapere che un giovane liberto di nome Sporo aveva un viso straordinariamente simile a quello della sua defunta moglie. Nerone ordinò subito ai suoi chirurghi di castrare lo sventurato Sporo e gli diede anche il nome di Sabina, arrivando addirittura a sposarlo con un matrimonio in piena regola, con tanto di dote e contratto, e con Tigellino nella parte del padre della sposa.

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Statua di Ermafrodito, Antiquarium di Lucrezia Romana, Roma

Inoltre, affidò a Calvia Crispinilla, una nobildonna del suo seguito – la “magistra libidinum” di Nerone – l’incarico di provvedere a Sporo e di curare il suo vestiario. Il matrimonio fu celebrato durante il viaggio in Grecia del 67; i Greci festeggiarono sontuosamente le nozze, indirizzando agli sposi le consuete formule tradizionali di auguri e auspicando persino che gli dèi concedessero alla coppia la nascita di figli legittimi. Sporo, vestito e adornato da Augusta, seguì Nerone in lettiga per tutto il viaggio in Grecia; tornati a Roma, poi, Nerone lo conduceva con sé a passeggio, coprendolo di baci. Lo esibì anche al mercato dei Sigillaria, che derivava il suo nome dai “sigilla”, le statuine in terracotta che si scambiavano come doni durante i Saturnali, la festività durante la quale l’ordine sociale veniva rovesciato per alcuni giorni. Forse Nerone, eletto princeps Saturnalicius, il re dei Saturnali, voleva giocare un tragico scherzo, presentando come imperatrice un ragazzo trasformato in donna. Anche in questo caso, non sapremo mai come andarono veramente le cose.

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Ermafrodito dormiente (particolare), Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo

Sappiamo che Sporo portava i capelli con la scriminatura, vestiva e si doveva comportare in tutto e per tutto come una donna. Nerone arrivò persino ad offrire grandi somme ed onori a chi fosse riuscito a trasformare Sporo in una donna a tutti gli effetti. Nel frattempo, però, Nerone aveva trovato nel 66 anche il tempo di sposare una sua amante, la nobildonna Statilia Messalina.
Alle calende di gennaio del 68, mentre Nerone prendeva gli auspici per l’anno nuovo, Sporo gli regalò un anello con una gemma su cui era inciso il ratto di Proserpina. La scena rappresentava Ade, il signore dell’oltretomba, che rapiva la fanciulla per farne la sua sposa. Un sinistro presagio che, per uno scherzo del destino, dispiegherà i suoi effetti in seguito.
Pochi mesi dopo, quando Nerone fu deposto dal Senato, in seguito alla ribellione di Galba, e si trovò ad essere abbandonato da tutti, compresa Statilia Messalina, fu Sporo, insieme ai liberti Faonte, Epafrodito e Neofito, che lo accompagnò nella sua fuga a cavallo da Roma, diretto verso la villetta di Faonte, al quarto miglio tra la via Salaria e la via Nomentana. Nella villetta, in preda della disperazione e certo di avere le ore contate, Nerone invitò Sporo a iniziare i pianti e le lamentazioni con cui celebrare il lutto come una moglie.

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Ermafrodito dormiente, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo

Nerone avrebbe voluto che anche Sporo si suicidasse con lui, ma il ragazzo non lo accontentò. A quel punto, Epafrodito o forse lo stesso Sporo, aiutò Nerone a conficcarsi un pugnale in gola. Subito dopo la morte di Nerone, Icelo, un liberto di Galba, concesse ai suoi familiari di cremarlo e seppellirlo con i dovuti onori. Per il suo funerale furono spesi ben duecentomila sesterzi. Alla presenza di Sporo e dei superstiti membri della casata imperiale, Nerone venne cremato avvolto nelle coperte bianche intessute d’oro che aveva utilizzato nelle cerimonie alle calende di gennaio. Sporo accompagnò anche le ceneri di Nerone nel suo ultimo viaggio verso il mausoleo dei Domizi sul Pincio, dove furono deposte in un sarcofago di porfido dalle sue vecchie nutrici Egloge ed Alessandria e dalla storica concubina Atte.

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Statua di Ermafrodito, Musei Capitolini, Roma

Incredibilmente, anche dopo la morte di Nerone, avvenuta nel 68, Sporo continuò a recitare la parte di Sabina. Passò infatti sotto la protezione di Ninfidio Sabino, il prefetto del pretorio nominato da Nerone, che aspirava a diventare imperatore e si era anche spacciato per figlio illegittimo di Caligola. Ninfidio trattava Sporo come se fossero sposati e lo chiamava “Poppea”. Quando Ninfidio venne ucciso dai pretoriani mentre tentava di ribellarsi a Galba, Sporo scomparve per riapparire nei primi mesi del 69 insieme a Otone, appena succeduto a Galba. Otone aveva infatti una notevole familiarità con i personaggi della corte di Nerone ma, per sfortuna di Sporo, ebbe vita breve. La triste storia di Sporo si concluse sotto il nuovo imperatore Vitellio, nell’autunno del 69.

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Ermafrodito dormiente, I sec a.C., dal giardino di Loreio Tiburtino, Pompei

Nella programmazione di uno spettacolo gladiatorio, i seguaci di Vitellio proposero che Sporo comparisse sulla scena interpretando la protagonista del ratto di Proserpina, in sostanza una fanciulla violentata. Sporo non sopportò l’idea di essere esposto al pubblico ludibrio e si uccise, poco più di un anno dopo la morte di Nerone, che era stato causa della sua rovina.

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