L’iscrizione di Ponzio Pilato

Pilate_Inscription
L’iscrizione di Ponzio Pilato

Sull’esistenza storica di Ponzio Pilato, sappiamo solo ciò che si trova scritto nei Vangeli, e i pochi accenni che ne fanno Tacito, Giuseppe Flavio e Filone di Alessandria nelle loro opere. E’ stata invece ritrovata finora un’unica testimonianza epigrafica che attesta l’esistenza di Ponzio Pilato, a parte un anello con sigillo scoperto alla fine degli anni Sessanta nell’Herodion vicino a Betlemme, su cui è stato di recente decifrato il nome di Pilato e di cui parliamo qui: https://jt1965blog.wordpress.com/2018/11/30/un-anello-col-nome-di-ponzio-pilato/

Si tratta della cosiddetta “iscrizione di Ponzio Pilato”, che si legge sulla parte anteriore di un blocco danneggiato di pietra calcarea di 82 x 68 x 20/21 cm.
Il blocco fu ritrovato da archeologi italiani nel 1961 nel teatro di Cesarea, reimpiegato come gradino di uno scalone, con la faccia recante l’iscrizione rivolta in alto. Il testo superstite che si legge oggi è il seguente:
[—]S TIBERIÉVM
[- PO]NTIVS PÌLATVS
[PRAEF]ECTVS IVDAE[A]E
[- – -]É[- – -].
Lo storico ed epigrafista ungherese Géza Alföldy ricostruì il testo nei limiti del possibile in
[Nautì]s Tiberiéum
[– Po]ntius Pìlatus
[praef]ectus Iudae[a]e
[ref]é[cit].

pilato362

Secondo Alföldy, da questa iscrizione apprendiamo quindi che il cognomen di Pilato non significava Pilatus, cioè “calvo”, ma Pìlatus, cioè “armato con una lancia”. Pilato, governatore della Giudea fra il 26 e il 36 (non quindi come procuratore come attesta erroneamente Tacito, ma come prefetto, in quanto governatore non di rango senatorio ma equestre), fece perciò restaurare a Cesarea un edificio chiamato Tiberieum (probabilmente un faro per i marinai), in onore di Tiberio, all’epoca imperatore. Questa importante iscrizione attesta quindi il governo di Pilato in Giudea, il suo titolo ufficiale nell’amministrazione dell’impero e la sua devozione all’imperatore Tiberio.
Lo straordinario reperto è conservato ora nel Museo d’Israele, a Gerusalemme, ma le autorità ebraiche, in segno di riconoscenza agli archeologi italiani, consegnarono loro una copia perfetta e in grandezza naturale che è possibile ammirare al Museo archeologico del Comune di Milano, in Corso Magenta.

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